Equo compenso: 100mila firme raccolte

Continua a gonfie vele l’iniziativa di Altroconsumo che sta battagliando per la revoca dell’iniqua tassa definita dal Gverno “Equo Compenso” che ha già generato aumenti su alcuni prodotti di elettronica di consumo. Sul sito dell’organizzzione si legge questa nota, che pubblichiamo integralmente:

Forte delle quasi 100.000 firme sulla petizione contro la tassa sul telefonino, raccolte sul sito di Altroconsumo e sulla piattaforma change.org, l’associazione lancia una scialuppa di salvataggio al Governo Renzi.

L’obiettivo è quello di evitare l’ennesima brutta figura dell’Esecutivo davanti all’opinione pubblica sul dossier equo compenso per copia privata, mal gestito dal ministro Franceschini, catturato dalla SIAE per i suoi interessi di parte.

Sono passate solo poche settimane da quando il ministro, firmando il decreto di aggiornamento delle tariffe di “equo compenso” per copia privata – fortemente voluto e scritto dalla SIAE che ne è la maggiore beneficiaria – ha asserito, con la consapevolezza di mentire, che non avrebbe provocato aumenti per i consumatori. I fatti però lo smentiscono: Apple ha subito aggiornato i propri listini aumentandoli esattamente dell’importo dell’equo compenso più IVA. D’altra parte non si comprende il motivo per il quale la società di Cupertino si sarebbe dovuta sobbarcare questa tassa.

Altroconsumo non ha mai esitato ad attivarsi contro le multinazionali tecnologiche in caso di violazioni degli interessi dei consumatori, come nella vittoria contro Apple per la salvaguardia della garanzia biennale di conformità. In questo caso però ad Apple non si può proprio contestare nulla.

Altroconsumo sollecita Dario Franceschini e soprattutto Matteo Renzi ad adottare una soluzione politica in tre mosse:

  • revoca del decreto che ha aumentato a dismisura un sovrapprezzo iniquo e obsoleto sui dispositivi tecnologici;
  • avvio di una verifica approfondita e puntuale sui bilanci SIAE per capire quanto trattenga per sé e quanto effettivamente redistribuisca agli autori;
  • introduzione di una rappresentanza consumerista nel Comitato Permanente sul diritto d’autore.

Gli avvocati di Altroconsumo hanno comunque già predisposto un ricorso e sarà quindi, in alternativa, il TAR Lazio ad annullare il decreto.

Il ministro Franceschini ha commesso un altro grave errore di valutazione non tenendo conto dello studio commissionato dal suo stesso ministero. Tale studio dimostra infatti come le copie private nel nuovo scenario tecnologico digitale siano in netta diminuzione e che le tariffe andrebbero conseguentemente adeguate al ribasso.

Altroconsumo chiama ora il Governo Renzi ad una scelta di campo: se stare dalla parte del carrozzone obsoleto e non trasparente di SIAE oppure dalla parte dei consumatori e del loro diritto a fruire dei benefici dell’evoluzione tecnologica. E’ giunta infatti ormai l’ora di innovare e rendere più efficiente anche la sacrosanta tutela dei diritti degli autori.