Fibra ottica: stop degli operatori e meno investimenti

Bisogna arrendersi: quello tra l’Italia e la fibra ottica è un matrimonio difficile, quasi impossibile. Nonostante l’incredibile sviluppo delle reti mobili 4G LTE che ha portato l’Italia ad essere uno tra gli stati più coperti d’Europa, la medaglia deve essere vista anche dall’altro lato, quello delle linee fisse per abitazioni domestiche e lavorative. A lanciare l’allarme è Infratel, società del Ministero dello sviluppo economico, che ha evidenziato un netto ritardo della copertura della banda larga in Italia da recuperare entro il 2020. A fronte di tale criticità, sono stati da tempo previsti 7 miliardi di euro provenienti dai fondi pubblici che andranno ad aggiungersi agli investimenti privati degli operatori. Come spesso capita però, gli interessi di fondo risultano essere ben diversi: da una parte lo Stato vorrebbe garantire una copertura capillare delle zone più rurali, dall’altra gli operatori vorrebbero concentrarsi sulle medie e grandi città per rientrare degli investimenti.

L’ultimo pasticcio in salsa italiana da parte degli operatori prevede meno investimenti e il rischio per 1 milione di unità abitative di uscire dai piani di copertura a causa di un passaggio dai cluster A e B (zone ad alto interesse) alle C e D ( zone a più basso interesse). La giustificazione è stata trovata nell’ammanco di finanziamenti pari a 1.4 miliardi di euro provenienti dalla Legge di Stabilità 2016, una cifra considerevole che deve essere però considerata nella sua totalità, 4.7 miliardi di euro sono infatti già stati versati.

Non mancano infine diversi problemi legati alla sottoscrizione di abbonamenti con la fibra: in Italia sono solamente l’8.5% mentre la media europea supera il 30%.

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