Ostacolo alla divulgazione universale per qualcuno, identità culturale da proteggere (incluse le declinazioni dialettali) per altri, i linguaggi sono da sempre al centro dell'attenzione. Certo, il poter superare una tale barriera in ambito lavorativo rappresenterebbe un vantaggio non indifferente, tanto che da anni tecnici e scienziati di tutto il mondo si arrovellano per risolvere il problema senza risultati significativi.
Eppure qualcosa sembra finalmente muoversi. A dare l'annuncio è, neanche a dirlo, il colosso californiano Google, che sembra ormai intenzionato a distribuire soluzioni tecnologiche con cadenza giornaliera. Unendo la tecnologia di traduzione dei testi al riconoscimento vocale, i ricercatori del produtttore con sede a Mountain View, capitanati da Franz Och, (l'uomo che ha inventato Google Translate), sembrano aver trovato la soluzione vincente.
Entro due anni il loro software potrebbe essere in grado di tradurre (quasi) in tempo reale, una telefonata tra due interlocutori di nazioni diverse, fornendo a ognuno la conversazione nella sua lingua d'origine. Per fare questo sarà necessario, almeno nelle prime fasi dei test, associare un numero di telefono al profilo dell'utente, in modo permettere al software di migliorare l'apprendimento. E c'è già chi solleva problemi di privacy e parla di un nuovo Grande Fratello (non quello della Marcuzzi!) che ascolterà le nostre telefonate.
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