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Big G annuncia la chiusura (del fallimentare) Google+

Google annuncia l’imminente chiusura di Google+, il suo fallimentare social network. E fin qui niente di sorprendente. Se solo dietro la scelta non ci fosse una falla che avrebbe lasciato per ben tre anni i dati di 500mila utenti in balia di hacker e programmatori. E la falla non fosse stata sconosciuta al colosso di Mountain View, ma nota da tempo, stando al The Wall Street Journal.

Google e la falla smascherata

A quanto pare scatta il turno di Google. Dopo Yahoo! e Facebook, anche i servizi di Big G sono messi alle strette dalla legge non scritta secondo cui non esiste un software impeccabile. A dimostrarlo il bug che avrebbe messo a rischio per anni, dal 2015 al 2018, i dati di centinaia di migliaia di utenti (circa 500 mila) di Google+, il social network di Mountain View. La notizia arriva dal The Wall Street Journal. Il rinomato quotidiano made in Usa, sulla base di documenti e fonti informate sulla vicenda, precisa anche che la falla sarebbe stata intercettata da Google già a primavera, subito risolta e volutamente mascherata per il timore di conseguenti danni d’immagine. Che oggi diventano danni finanziari, con il titolo Alphabet crollato a picco in Borsa.

500mila utenti in balia di hacker

A essere stati potenzialmente compromessi sarebbero nome e cognome, indirizzi e-mail, data di nascita, sesso, luogo di residenza, occupazione e stato civile di mezzo milione di utenti. Come risposta all’incidente, la controllata da Alphabet intende annunciare restrizioni sulla tutela della privacy, con forti vincoli all’accesso di sviluppatori esterni su prodotti chiave. A partire dal sistema operativo per dispositivi mobili Android per arrivare a Gmail, passando per la chiusura di Google+.

Google+: un flop in chiusura

Da tempo considerato il re dei flop di Big G, Google+ starebbe ora per chiudere. Lanciato nel 2011, nasceva come social network, in teoria in grado di far traballare il successo di Facebook. In pratica, però, non solo non è riuscito nella missione anti-Facebook, ma si è rivelato anche una piattaforma fallimentare. Che ora ha i giorni contati, a quanto pare.