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Google accusata di posizione dominante dall’antitrust americana. La replica

Google dovrà affrontare una causa intentatale dall’antitrust americana che l’accusa di aver negato ad altri motori di ricerca la possibilità di competere a eque condizioni sul mercato.

La causa mette in luce tutte le tattiche che Google avrebbe utilizzato per negare ad altri motori di ricerca la possibilità di competere lealmente ed è stata intentata dai procuratori generali repubblicani di Arkansas, Florida, Georgia, Indiana, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Missouri, Montana, Carolina del Sud e Texas per fermare la presunta condotta anticoncorrenziale e ripristinare la concorrenza.

L’accusa sottolinea come i motori di ricerca vengano utilizzati principalmente su smartphone, tablet, computer e laptop. “Negli ultimi dieci anni, le ricerche Internet sui dispositivi mobili sono aumentate rapidamente, eclissando le ricerche sui computer e rendendo i dispositivi mobili lo stumento di ricerca più importante“.
La tesi è che Google è il browser di ricerca predefinito sulla maggior parte dei dispositivi. E avere il motore di ricerca impostato come predefinito sarebbe il modo di Google per mantenere una posizione predominante.

La maggior parte delle persone, infatti, non si preoccuperà di modificare manualmente il servizio di ricerca predefinito (cosa che è possibile su qualsiasi prodotto Google).

Google avrebbe pagato miliardi di dollari a Apple, LG, Motorola, AT&T, T-Mobile, Verizon per impostare Google come motore predefinito e non permettere ai partner di fare affari con altre società.

Il documento prosegue sottolineando come l’azienda di Mountain View utilizzi le entrate pubblicitarie derivanti dalle proprie pagine di ricerca per finanziare gli accordi anticoncorrenziali.
Google dovrà ora fornire una risposta completa all’accusa, ma – in realtà – la risposta è già arrivata attraverso il canale ufficiale di Twitter. «Le persone usano Google perché scelgono di farlo e non perché sono costrette a farlo».

Un parallelo può essere trovato in una causa di quasi 20 anni fa, quando gli Stati Uniti avevano citato in giudizio Microsoft per aver reso difficile la coesistenza di browser concorrenti rispetto a Internet Explorer.
Proprio l’anno scorso, Google ha affrontato una causa simile intentatale dalla Commissione europea per abuso di posizione dominante: il colosso di Mountain View avrebbe limitato la visualizzaione degli annunci della concorrenza nei link AdSense. L’azienda è stata per questo multata di 1,49 miliardi di euro. Nel 2018 la compagnia è stata multata di 4,3 miliardi di euro dalla stessa Commissione per aver costretto gli OEM a impostare Chrome e Ricerca Google come app predefinite.

Ora Google dovrà rispondere nelle sedi competenti e dimostrare l’infondatezza delle accuse. E non basterà un tweet.

Fonte (con il documento ufficiale di accusa).

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Massimo Morandi

Giornalista, milanese, appassionato di tecnologia, dirige il mensile Cellulare Magazine dal 1998. Ama viaggiare, la buona cucina e il calcio.