Immuni

L’app Immuni è scaricabile da Google Play e App Store. Ma sono tanti i dubbi sulla sua utilità

L‘app Immuni è dalla tarda serata di ieri scaricabile dai due principali store di Android e Apple, ossia Google Play e App Store.

Si tratta del sistema di tracciamento dei contagi da Coronavirus, che ha suscitato tante discussioni e polemiche nelle scorse settimane ma che ora ha ricevuto l’OK dal Garante della Privacy e dunque può essere distribuita.

Come funziona Immuni

Una volta scaricata, l’app Immuni, invia dei codici anonimi sfruttando la tecnologia Bluetooth (e non quella Gps). Tali codici vengono ricevuti dagli smartphone delle persone vicino a noi. Allo stesso modo, il nostro smartphone riceve e memorizza i messaggi che provengono dai telefoni delle altre persone che transitano vicino, in una sorta di stretta di mano virtuale. Chi si ammala, e solo dopo aver eseguito un tampone con esito positivo, può scegliere di caricare sull’app il suo stato di positivo, in modo che tutti i dispositivi che hanno scambiato con lui messaggi negli ultii 15 giorni (e quindi le persone che si sono avvicinate) possano avere notizia di un’esposizione a rischio.

Immuni

Dati personali

L’app non richiede e non distribuisce alcun dato personale, ma solo una serie di codici utili per identificare tutti coloro che potrebbero essere venuti a contatto con una persona poi dichiarata positiva. Non viene utilizzato il Gps ma solo il Bluetooth e quindi non vengono tracciati i movimenti delle persone, ma solo i contatti casuali (fra l’altro verranno presi in considerazione solo quelli di particolare vicinanza e avvenuti per un tempo almeno di 15 minuti).

I dubbi sull’utilità

Se qualche dubbio sull’assoluta difesa della privacy rimane (dopo tutto lo smartphone sa chi siamo e chi carica i dati della sua positività sul server dell’app lascerà un’indubbia traccia), le perplessità più grandi su Immuni riguardano la sua utilità.

In molti sottolineano come l’app sia arrivata tardi, proprio sul finire dell’epidemia. Sarebbe servita nelle fasi più critiche. Certo, sarebbe utile nel caso di una ripresa dei contagi o di una seconda ondata il prossimo autunno, sempre che ve ne sia il bisogno, perché anche su questo esperti e scienziati appaiono divisi.

In più, Immuni funzionerà davvero solo se verrà scaricata allmeno dal 60/70% della popolazione, cosa non facile anche se con molta probabilità saranno trasmesse campagne pubblicitarie ad hoc. Immuni, peraltro, funziona solo sui dispositivi Apple con iOs 13.5 (altrimenti non la troverete neppure sullo store) e Android dalla versione 6 in avanti.

Rimangono fuori tutti gli smartphone con sistema operativo più vecchio, i Blackberry, tutti i feature phone e la stragrande maggioranza dei senior phone, e i nuovi Huawei senza i servizi di Google. Insomma, un buco da qualche milione di unità.

Ancora: non c’è una decisione univoca su quello che succederà a chi riceverà la notifica di essere venuto ta contatto con un positivo: verrà fatto un tampone? Ci sarà obbligo di quarantena volontaria? In attesa di chiarimenti ministeriali al momento la risposta a queste domande è “NO”.

Al momento la sperimentazione parte solo in quattro Regioni Liguria, Puglia, Marche e Abruzzo. Alcune regioni, come il Friuli Venezia Giulia, hanno già detto che non parteciperanno alla sperimentazione. In questi luoghi, dunque, l’app continuerà a funzionare, ma non sarà possibile comunicare agli operatori sanitari eventuali positività. Quindi non avrà alcuna utilità o quasi.

Insomma, dubbi non da poco che dovranno essere risolti molto in fretta se davvero si spera di raggiungere una soglia di download sufficiente a rendere Immuni uno strumento davvero utile per combattere un’eventuale nuova epidemia.

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Massimo Morandi

Giornalista, milanese, appassionato di tecnologia, dirige il mensile Cellulare Magazine dal 1998. Ama viaggiare, la buona cucina e il calcio.