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Roaming con il Regno Unito: cosa cambia dal 1 gennaio

La scorsa settimana, il Regno Unito ha lasciato ufficialmente l’Unione Europea (UE) con un sofferto accordo con l’Europa sottoscritto pochi giorni prima che si materializzasse lo spettro del “no deal” ossia di un’uscita non concordata.

Dal 1 gennaio, dunque, il Regno Unito – finito il periodo di transizione – apre una nuova relazione con l’Unione Europea, che tuttavia ha ancora numerosi punti irrisolti sia a livello commerciale sia a livello economico-finanziario. Uno di questi riguarda l’applicazione delle tariffe telefoniche a chi, dal nuovo anno, si recherà nel Regno Unito.

Fino a oggi infatti, turisti e lavoratori hanno potuto godere delle tariffe di “Roam like home”, che hanno permesso a chi si recava nel Regno Unito di continuare a pagare esattamente la tariffa sottoscritta con il proprio operatore di casa, pur se con qualche limite di utilizzo (soprattutto dei dati).

Cosa cambia ora con la Brexit?

Dal 1 gennaio 2021, l’accordo con l’Unione europea entrato in vigore in modo definitivo nel 2017 dopo anni di transizione verso il cosiddetto “costo zero”, non vale più. Teoricamente, dal 1 gennaio, tutti coloro che si recano in UK potrebbero essere soggetti a costi onerosi per telefonare e navigare in Internet. Insomma, caduta la norma del “Roam like Home” si ritornerebbe al passato, quando effettuare una telefonata o consultare un’app poteva costare anche oltre il 30% in più del prezzo pagato in patria.

Le linee guida sul roaming

Il governo britannico – al momento – ha lasciato agli operatori il compito di decidere se reintrodurre o meno gli addebiti di roaming, limitandosi ad approvare una legge che limita i costi a 45 sterline al mese. Ciò tuttavia non pone alcun limite sulla tariffa applicata, ma solo sulll’importo massimo che può essere addebitato e fatturato in modo automatico e senza avviso all’utente.

Interpellati da quotidiani e siti specializzati d’Oltre Manica, gli operatori hanno però fornito risposte tranquillizzanti, assicurando che, anche dopo la Brexit, non sarà variato il sistema che permette di muoversi in tutta Europa con il proprio smartphone senza aggravi di spesa.

Le dichiarazioni degli operatori

I quattro operatori di rete EE, O2, Vodafone e 3 hanno dichiarato di non avere in programma di ripristinare le tariffe di roaming. Qui di seguito le loro dichiarazioni, riportate dal sito techradar.com.

EE: “I nostri clienti apprezzano il roaming inclusivo in Europa e non abbiamo in programma di cambiarlo anche dopo la Brexit. Quindi i nostri clienti che vanno in vacanza e viaggiano nell’UE continueranno a godere del roaming inclusivo “.

O2: “Ci impegniamo a fornire ai nostri clienti connettività e valore quando viaggiano al di fuori del Regno Unito. Al momento non abbiamo in programma di modificare i nostri servizi di roaming in Europa, mantenendo i nostri accordi “Roam Like At Home”. “

Vodafone: “Non abbiamo intenzione di reintrodurre le tariffe di roaming”.

3: “3 è il leader mondiale nel roaming internazionale e offre già roaming senza costi aggiuntivi per i propri clienti in oltre 70 destinazioni tra cui Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda. Manterremo questo grande vantaggio per i clienti indipendentemente dalla Brexit, consentendo ai nostri clienti di continuare a utilizzare i loro telefoni quando viaggiano all’interno dell’UE “.

Insomma, dichiarazioni che sembrano scongiurare qualsiasi aumento. I virgolettati si riferiscono ai cittandini britannici che si recano in Europa, ma, in nome del diritto di reciprocità fra operatori, le stesse modalità dovrebbero essere applicate anche agli stranieri che entrano nel Regno Unito.

A confermare tale situazione anche una dichiarazione governativa dello scorso 5 marzo 2019, con la quale il governo del Regno Unito aveva assicurato ai visitatori provenienti dall’Unione Europea, Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera che avrebbero pagato “lo stesso per chiamate, messaggi di testo e dati mobili nel Regno Unito e nell’UE a patto di disporre di una carta SIM emessa da una rete di telefonia mobile di un paese dell’UE o del SEE”.

Gli operatori italiani

Infine, gli operatori italiani, a poche ore dal nuovo anno, non hanno annunciato alcun cambio di politica riguardo ai costi che i propri utenti pagheranno nel Regno Unito, che viene mantenuto nella fascia del “Roam LIke Home”. Insomma, sembra proprio che (per ora) si possano dormire sonni tranquilli e che ci si potrà recare a Londra continuando a pagare la propria tariffa domestica anche nel 2021.

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Massimo Morandi

Giornalista, milanese, appassionato di tecnologia, dirige il mensile Cellulare Magazine dal 1998. Ama viaggiare, la buona cucina e il calcio.