Smartphone: la metamorfosi del display: dal notch al punch-hole, per arrivare alle pop-up cam

Da parecchi anni assistiamo a una metamorfosi estetica degli smartphone che, nel tempo, si è trasformata in una vera e propria rivoluzione tecnologica. Le cornici e i bordi sono sempre più ridotti e sottili e il rapporto tra schermo e corpo sempre più a vantaggio del primo elemento. La parte frontare dei dispositivi è ora quasi interamente rappresentata dal pannello, cosa che sarebbe stata difficile da prevedere solo tre o quattro anni fa.

Proviamo ad andare indietro nel tempo al 2016 per vedere come la situazione sia cambiata notevolmente. L’ultimo modello uscito in quell’anno è stato lo Xiaomi Mi Mix. Offriva uno schermo da 6,4″ in un body piuttosto minuto, tanto che l’azienda cinese aveva scelto di posizionare la fotocamera selfie sul fondo (una tendenza intrapresa da Sharp con i suoi Aquos e dai modelli Nokia N9).
Una moda presto scomparsa perché invisa ai consumatori. Da qui si è arrivati piuttosto velocemente al notch (siamo al 2017), con due precursori poco noti ai più come i modelli Essential PH-1 e Sharp Aquos S2, entrambi usciti prima dell’iPhone X.

La tacca – inizialmente – non occupa molto spazio e viene accettata dalla maggioranza del pubblico, anche se non convince del tutto. Anche il desgin a goccia, infatti, interrompe l’armonia dello schermo.

Arriviamo così ai nostri giorni. La tacca è ormai considerata come un punto debole, una soluzione datata e non più consona alle esigenze del moderno consumatore. Il notch viene così sostituito prima da piccoli fori posizionati solitamente nella parte alta dello schermo, a destra, poi dai design a “schermo intero” o “full view”. Ma se il pannello non può essere interrotto allora servono nuove soluzioni per ospitare la camera anteriore, quella deputata allo scatto dei selfie.

È il tempo degli slider. Il Mi Mix 3 di Xiaomi è il primo esempio di un nuovo approccio nel quale viene utilizzato un meccanismo di scorrimento in modo che la selfie cam possa essere posta anche dietro lo schermo, senza perdere la sua funzione e senza privare il consumatore della sua ergonomia.

Trovata la soluzione gli schermi possono così diventare ancora più estesi: il rapporto display-corpo cambia ancora. Se il MI Mix poteva vantare una ratio sreen-to-body dell’83%, il Lenovo Z5 Pro porta la percentuale oltre l’88%.

Gli slider rimangono però una nicchia e potrebbero rischiare un’estinzione piuttosto rapida a favore del pop-up, delle camere a comparsa o a scomparsa a seconda di come si preferisce definirle: pop-up grandi e piccoli (Oppo Find X e OnePlus 7 Pro), pinne di squalo (Oppo Reno zoom 10x) e altre soluzioni a rotazione (Samsung Galaxy A80 e Asus Zenfone 6).

Nel design di uno smartphone entra poi di forza anche la percezione dell’utente: una cornice da 1 mm su uno schermo da 5 “può sembrare ancora eccessivamente voluminosa; su uno schermo da oltre 6 pollici sembra quasi sottilissima. E non si tratta solo di percezione, ma di matematica. Non è un caso che tutti i telefoni con il miglior rapporto schermo- corpo abbiano display più grandi delle media, come mostra la tabella qui sotto.

Quale sarà la prossima sfida? Gli smartphone con display che occupa il 100% della superficie anteriore di un dispositivo. Impossibile? Forse i primi modelli pieghevoli potrebbero darci nuove risposte.

Fonte: GsmArena

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Raffaele Pozzi