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La fotografia da smartphone secondo OPPO. Intervista a Simon Liu, Director of Imaging Technology

Negli ultimi anni la fotografia da smartphone è diventata uno degli elementi centrali nella scelta di un nuovo dispositivo. Per OPPO, però, l’imaging non riguarda soltanto la qualità dell’immagine in senso stretto: significa anche semplificare la vita quotidiana, aiutare gli utenti a documentare ciò che fanno e offrire strumenti sempre più vicini alle esigenze reali delle persone.

Il lancio di Find X9 Ultra, modello fotografico di riferimento non solo per OPPO ma per tutto il mercato degli smartphone, è stata l’occasione per intervistare Simon Liu, Director of Imaging Technology di Oppo, incontrato a Milano proprio in occasione di un evento dedicato alla Design Week.

Una chiacchierata diretta, un approfondimento sul mondo dell’imaging mobile, una riflessione non solo sulla direzione in cui sta andando la smartfotografia, ma anche sulle differenze rispetto alla fotografia tradizionale e su come le esigenze e i gusti del pubblico stiano indirizzando le aziende nello sviluppo dei propri prodotti.

L’intervista a Simon Liu

Quanto è diventata importante la fotografia nel mercato smartphone?
Credo che le persone vogliano dedicare più tempo a ciò che amano davvero e a ciò che le rende felici. Allo stesso tempo, però, nella vita quotidiana ci sono tante attività pratiche da gestire: studio, lavoro, documenti, appunti, cose da ricordare. In molti casi lo smartphone, e in particolare la fotocamera, può rendere tutto questo più semplice. Pensiamo agli studenti: una volta bisognava copiare tutto dalla lavagna. Oggi magari ci sono slide o presentazioni PowerPoint, e se l’insegnante le condivide va bene. Ma se non lo fa, lo studente scatta comunque una foto. Lo stesso succede in riunione, durante una discussione o quando si devono conservare rapidamente informazioni visive. La fotocamera dello smartphone è diventata uno strumento quotidiano, non solo creativo. Poi c’è un altro livello, quello dei creator e di chi non vuole semplicemente documentare, ma raccontare una storia. È qui che arrivano le richieste più alte. Questi utenti partono già da aspettative molto elevate: vogliono sensori capaci di catturare moltissimi dettagli, immagini pulite, naturali, con meno rumore possibile. È su questo che lavoriamo molto.

Qual è la sfida più difficile oggi nella fotografia da smartphone?
Abbiamo già un livello di controllo molto alto sull’immagine, ma la parte più difficile è trovare il giusto equilibrio. Vogliamo preservare i dettagli, ridurre il rumore e allo stesso tempo ottenere una fotografia naturale. Non sempre questi obiettivi vanno nella stessa direzione. La vera difficoltà è che le aspettative cambiano da persona a persona. Chi ha già usato una fotocamera tradizionale ha un certo riferimento visivo: per lui quella è “la” fotografia. Chi invece è cresciuto direttamente con lo smartphone ha aspettative diverse, perché il telefono è il suo primo vero strumento fotografico. Con il tempo gli smartphone diventeranno sempre più intelligenti. La tecnologia evolve, la potenza di calcolo aumenta e possiamo eseguire un’elaborazione sempre più strutturata. Per esempio, nelle foto notturne possiamo combinare più fotogrammi per ottenere un’unica immagine finale. Oggi possiamo farlo bene sulle foto, mentre sul video è più complicato, perché richiede tempi di elaborazione e risorse molto maggiori. La capacità tecnica, quindi, c’è: possiamo estrarre molte informazioni da più frame e ricostruire un’immagine. Ma la domanda successiva è: che tipo di immagine vogliamo ottenere? E soprattutto: quello che vuole l’azienda coincide sempre con quello che vogliono gli utenti? Non necessariamente.

I gusti fotografici cambiano da Paese a Paese?
Sì, assolutamente. Per questo dobbiamo capire quali sono le tendenze e i gusti più comuni. Se riusciamo a soddisfare quel tipo di necessità, poi possiamo dedicarci a quelle più particolari. A volte un’unica modalità riesce a coprire esigenze diverse. Altre volte no, e allora serve creare soluzioni differenti. È anche per questo che esistono più serie di prodotti: non tutti gli utenti cercano la stessa esperienza fotografica.

Parlando di Find X9 Ultra, perché avete scelto un sistema con più focali e diversi livelli di zoom?
Abbiamo ricevuto molti feedback dagli utenti: vogliono più possibilità di inquadratura, più rapporti di zoom, più flessibilità. Se guardiamo all’evoluzione degli smartphone, all’inizio lo zoom era limitato, poi si è passati a 2x, 3x, 5x, 6x e fino a soluzioni ancora più spinte. Quando si arriva a coprire focali molto spinte, bisogna decidere come farlo. L’obiettivo non è semplicemente dire “arriviamo fino a un certo valore”, ma mantenere una qualità media alta lungo tutto il percorso, dall’ultra-grandangolo fino allo zoom più estremo. Più ci si allontana dal punto focale del sensore, più bisogna ricorrere a crop, interpolazione e ricostruzione computazionale. Quando si zooma partendo da un’immagine, si perdono informazioni e poi bisogna cercare di recuperarle con algoritmi di elaborazione e upscaling. E più si forza il processo, più aumenta il rischio di introdurre artefatti o risultati meno naturali. La nostra idea è mantenere una qualità elevata e il più possibile costante tra le diverse focali, evitando che l’immagine cali troppo in alcuni punti per poi risalire in altri.

Spesso negli smartphone si parla di focali equivalenti, aperture e numeri che ricordano il mondo delle fotocamere tradizionali. Quanto sono rappresentativi?
Voglio essere piuttosto diretto: il sensore di uno smartphone è fisicamente molto piccolo rispetto a quello di una fotocamera full frame. Molti numeri che vengono comunicati sono equivalenze, cioè tentativi di spiegare quale sarebbe il comportamento paragonabile nel mondo delle fotocamere tradizionali. Ma alla fine il giudizio dovrebbe partire dall’immagine che si ottiene. L’obiettivo dell’utente è avere la foto che desidera. In passato, con una fotocamera, bisognava conoscere parametri tecnici, focali, aperture e impostazioni per arrivare a un certo risultato. Ora il processo è quasi invertito: il telefono cerca di darti direttamente l’immagine che vuoi. Naturalmente esistono anche utenti professionali o molto esperti, e per loro cerchiamo di comunicare parametri che abbiano un senso e che siano il più possibile vicini al risultato reale. Però bisogna sempre ricordare che, su smartphone, molte specifiche vanno lette come equivalenze e non come valori identici a quelli di una fotocamera tradizionale.

Si può ottenere da smartphone uno scatto paragonabile a quello di una fotocamera tradizionale?
Si può arrivare molto vicino, però bisogna comprendere che si sta utilizzando un sistema diverso. Lo smartphone usa sensori più piccoli, molte elaborazioni computazionali e un approccio pensato per produrre rapidamente un risultato pronto all’uso. Quindi sì, si possono ottenere immagini molto convincenti, ma bisogna capire il contesto e lo scopo dello scatto.

Quanto siete soddisfatti da 1 a 10 di Find X9 Ultra?
È una domanda difficile, perché internamente non siamo mai davvero soddisfatti. Quando un prodotto arriva sul mercato, noi stiamo già lavorando a quello successivo. Gli utenti hanno in mano il dispositivo appena lanciato, ma noi stiamo già testando qualcosa che non è ancora disponibile. Inoltre, quando guardo un prodotto, vedo sempre i bug, i problemi da correggere, le cose che avremmo potuto migliorare. Dopo il lancio arriva un’ondata di feedback dagli utenti, soprattutto nel primo mese, ed è lì che capiamo cosa va sistemato più rapidamente. Quindi non direi mai che siamo completamente soddisfatti. Il nostro lavoro è continuare a migliorare. Se però devo proprio dare un voto, direi 8, ma nella realtà stiamo già guardando al prodotto successivo e ai problemi che dovremo risolvere nei prossimi mesi.

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