Gli Stati Uniti attaccano Samsung: ecco cosa è successo

Il coinvolgimento di Samsung nella disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina non sorprende nel 2025, ma rappresenta comunque un potenziale ostacolo per il colosso sudcoreano, soprattutto nel settore dei semiconduttori.

Washington ha deciso di rendere più complessa la produzione di chip in Cina per tre aziende: Samsung e SK Hynix, entrambe coreane, e l’americana Intel.

Le possibili conseguenze per Samsung

Fino ad oggi queste tre realtà hanno beneficiato di esenzioni, ma secondo quanto riportato da Reuters, saranno presto costrette a richiedere licenze specifiche al Dipartimento del Commercio per poter acquistare tecnologie statunitensi destinate ai loro impianti in Cina.

Le conseguenze a lungo termine rischiano di essere significative: Samsung, ad esempio, non potrà modernizzare i propri macchinari né espandere le linee produttive di semiconduttori senza ottenere le nuove autorizzazioni. L’unica alternativa sarebbe affidarsi a fornitori che non utilizzano tecnologia americana, una strada complessa e molto costosa.

Va inoltre ricordato che gran parte dei macchinari utilizzati nelle fabbriche globali si basa su licenze tecnologiche statunitensi. È una strategia simile a quella che gli Stati Uniti avevano adottato contro Huawei nel 2020, quando l’embargo aveva impedito all’azienda cinese di rifornirsi da partner internazionali che impiegavano componenti americani.

Al momento, Samsung e le altre aziende interessate possono continuare a utilizzare le attrezzature già presenti nei propri stabilimenti. Le nuove regole entreranno in vigore tra 120 giorni. Intel, pur formalmente coinvolta, ha già completato la cessione del suo sito produttivo di Dalian, in Cina.

Per Samsung, invece, la posta in gioco è molto alta: i suoi impianti cinesi realizzano gran parte dei chip di memoria NAND, mentre i semiconduttori più avanzati e ad alte prestazioni rimangono concentrati negli stabilimenti in Corea del Sud e negli Stati Uniti.

La posizione del governo Sudcoreano

La decisione americana ha suscitato l’immediata reazione del governo sudcoreano, che ha ribadito “l’importanza della stabilità operativa delle nostre aziende di semiconduttori in Cina per la stabilità della catena di approvvigionamento globale”.

Il timore è che i nuovi vincoli possano rallentare a tempo indefinito la produzione.

Per gli Stati Uniti, l’obiettivo resta quello di consolidare la propria supremazia tecnologica nei confronti della Cina, principale rivale commerciale. Una scelta che si inserisce perfettamente nel quadro della politica di dazi rafforzata da Donald Trump.

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Andrea P.

Appassionato di tecnologia fin dalla nascita. Sempre in giro con mille gadget in tasca e pronto a non farsi sfuggire le novità del momento per poterle raccontare sui canali di Cellulare Magazine.