Apple ha presentato da poche ore i nuovi iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max, affiancando loro il debutto del primo iPhone pieghevole. I nuovi modelli Pro introducono processori più veloci, fotocamera con apertura variabile e batterie più grandi, ma non integrano una funzione che Samsung ha già portato sul Galaxy S26 Ultra: il Privacy Display.
È un dettaglio interessante perché riguarda un tema sempre più centrale nell’uso quotidiano dello smartphone: la protezione delle informazioni visualizzate sullo schermo quando si è in luoghi pubblici.
Che cos’è il Privacy Display di Samsung
Il Privacy Display è una funzione pensata per ridurre la visibilità laterale dello schermo. In pratica, chi guarda il telefono frontalmente continua a vedere normalmente i contenuti, mentre chi si trova di lato fatica a leggere ciò che appare sul display. La tecnologia è basata sul pannello OLED Flex Magic Pixel di Samsung Display, che utilizza due tipologie di pixel: wide e narrow.
I pixel narrow-angle integrano una struttura multi-strato Black Matrix che impedisce alla luce emessa di diffondersi lateralmente. Quando il Privacy Display è attivo, i pixel wide-angle vengono disattivati e restano operativi soltanto quelli narrow-angle. La luce viene così indirizzata in modo più frontale, limitando la possibilità che altre persone vedano notifiche, documenti, chat o dati sensibili.
Una protezione contro lo shoulder surfing
Il Privacy Display serve soprattutto a contrastare il cosiddetto shoulder surfing, cioè la possibilità che qualcuno legga informazioni private semplicemente guardando lo schermo da una posizione laterale.
È una situazione molto comune: in treno, in aereo, in metropolitana, in ufficio, in fila o in qualsiasi ambiente condiviso. Proprio per questo la funzione può avere valore non solo per utenti business, ma anche per chiunque utilizzi lo smartphone per email, app bancarie, documenti, messaggi o notifiche personali.
Attivazione per app e automatismi
Uno degli aspetti più interessanti della soluzione Samsung è la flessibilità. Il Privacy Display può funzionare sull’intero schermo oppure solo su un’area specifica. Può essere attivato o disattivato per singola app e può anche entrare in funzione automaticamente in base a determinate condizioni. Tra queste ci sono posizione, rete Wi-Fi, orario, livello della batteria o utilizzo fuori da luoghi considerati sicuri, come casa o ufficio. In questo modo la privacy non dipende soltanto da un’attivazione manuale, ma può diventare parte delle routine quotidiane dello smartphone.
Apple migliora l’antiriflesso, ma non la privacy laterale
Apple ha già lavorato sui display dei suoi iPhone più recenti introducendo trattamenti antiriflesso, una direzione che richiama quanto Samsung aveva fatto con Galaxy S24 Ultra.
La riduzione dei riflessi, però, non è la stessa cosa del Privacy Display. Un rivestimento antiriflesso migliora la leggibilità e l’esperienza visiva, soprattutto all’aperto o in ambienti molto illuminati. La funzione Samsung, invece, interviene sulla direzione della luce emessa dal pannello per rendere più difficile la visione laterale dei contenuti. Su questo, dunque, iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max restano indietro rispetto al Galaxy S26 Ultra.
Il confronto
Il confronto tra Apple e Samsung non passa più soltanto da fotocamere, chip, autonomia o design. Sempre più spesso si gioca su funzioni specifiche che migliorano l’esperienza d’uso in situazioni reali. Il Privacy Display è una di queste.
Samsung lo ha trasformato in un elemento distintivo del Galaxy S26 Ultra, mentre Apple non lo ha ancora introdotto sui nuovi iPhone 18 Pro. Per molti utenti potrebbe sembrare una funzione secondaria, ma per chi lavora spesso fuori ufficio, gestisce informazioni riservate o semplicemente vuole proteggere la propria privacy in pubblico, può diventare un vantaggio concreto.
Apple resta fortissima su integrazione, prestazioni e qualità complessiva dell’esperienza. Ma sul terreno della privacy visiva, oggi Samsung ha una carta in più.

