I robot aspirapolvere hanno ormai raggiunto livelli di automazione molto elevati. Aspirano, riconoscono gli ostacoli, tornano alla base, svuotano il contenitore della polvere e lavano autonomamente i mop. Proprio il lavaggio del pavimento, però, rimane uno degli aspetti sui quali le differenze tra un modello e l’altro possono essere ancora molto evidenti.
Con Narwal Freo 20 il produttore cinese prova a cambiare l’approccio. Al posto dei classici mop rotanti utilizza infatti FlowWash, un sistema basato su un mocio a rullo appiattito che viene continuamente lavato con acqua pulita mentre il robot è al lavoro. L’obiettivo è evitare uno dei limiti più evidenti dei robot lavapavimenti: continuare a pulire una stanza utilizzando una superficie che, passaggio dopo passaggio, diventa inevitabilmente più sporca.
Abbiamo provato il Freo 20 e proprio questa caratteristica – che maggiormente distingue il nuovo Narwal dai prodotti precedenti – ci ha piacevolmente sodisfatti. Ma non è l’unica. Vediamo nel dettaglio come funzione il robot.


Design: anche la base vuole entrare nell’arredamento
Il Freo 20 conserva l’impostazione tipica dei robot Narwal, con scocca bianca e forme morbide, con un profilo particolarmente contenuto. Misura appena 9,5 centimetri di altezza, una caratteristica importante perché consente di raggiungere zone sotto letti, divani e mobili che rimangono precluse ai robot dotati di una torretta LiDAR molto pronunciata. La novità estetica più evidente riguarda però la base.
Narwal abbandona parte dell’aspetto da elettrodomestico tradizionale introducendo una finitura frontale intrecciata, quasi tessile. Può sembrare un dettaglio secondario, ma una stazione da 43 x 40 x 46 centimetri difficilmente passa inosservata in soggiorno.
Da questo punto di vista il Freo 20 è probabilmente uno dei Narwal meglio riusciti: la base rimane importante nelle dimensioni, ma appare meno tecnica e si integra più facilmente nell’ambiente domestico.

FlowWash cambia davvero il modo di lavare
La parte più interessante si trova sotto il robot. Il FlowWash Mopping System utilizza un mocio a cingolo da 266 x 55 mm che lavora esercitando fino a 12 N di pressione sul pavimento. A differenza di un normale rullo cilindrico, la superficie viene mantenuta più piatta in modo da aumentare l’area effettivamente a contatto con il pavimento. Narwal dichiara un’area di contatto fino a sette volte superiore rispetto a un rullo tradizionale nelle proprie condizioni di laboratorio.
Ma la vera differenza che abbiamo notato nel corso della nostra prova è un’altra. Durante la pulizia, 16 ugelli spruzzano continuamente acqua pulita riscaldata fino a circa 60 °C sul mocio. Una lama raschiante e un sistema di aspirazione rimuovono contemporaneamente acqua sporca e residui, inviandoli in un serbatoio separato. In sostanza il panno non deve aspettare il ritorno alla base per essere pulito: viene risciacquato durante il lavoro.

Nell’utilizzo quotidiano questo approccio offre una conseguenza concreta. Quando si passa da una zona sporca a una più pulita, la superficie che tocca il pavimento non continua semplicemente a trascinarsi dietro ciò che ha raccolto in precedenza.
È soprattutto sulle superfici dure che il Freo 20 ha mostrato le sue doti. Sporco quotidiano, impronte e piccole macchie sono stati affrontati bene e il passaggio del rullo ha sempre lasciato dietro di sè una superficie uniforme, senza quell’effetto di sporco trascinato che talvolta si nota con sistemi più semplici. Il mocio può inoltre estendersi lateralmente attraverso EdgeReach, avvicinandosi maggiormente a pareti, mobili e battiscopa.
Non sostituisce uno sfregamento manuale quando una macchia è davvero difficile e secca da tempo, ma tra i sistemi di lavaggio montati oggi su un robot domestico FlowWash è uno di quelli che ci ha convinto maggiormente.



31.000 Pa: tanta potenza, ma il numero non racconta tutto
Sul fronte dell’aspirazione Narwal dichiara ben 31.000 Pa. È un valore impressionante, anche se ormai i Pascal sono utilizzati un po’ come una bandiera, al pari dei Megapixel negli smartphone: cioé, descrivono una caratteristica del sistema, non automaticamente la qualità complessiva della pulizia.
Più interessante è il comportamento del Freo 20 sui pavimenti duri, dove raccoglie efficacemente polvere, briciole e residui senza la necessità di lavorare sempre alla massima potenza.

Il robot utilizza inoltre il sistema DualFlow Anti-Tangle, studiato soprattutto per capelli lunghi e peli di animali. La spazzola laterale modifica il proprio movimento per liberare i capelli prima che possano stringersi attorno al perno, mentre quella principale utilizza una geometria pensata per accompagnarli verso il flusso di aspirazione.
È una soluzione che funziona e riduce sensibilmente uno degli interventi di manutenzione più fastidiosi di questa categoria: capovolgere periodicamente il robot per liberare la spazzola con forbici e pazienza. Sui tappeti il giudizio è invece un po’ meno netto. Il mocio può sollevarsi di 12 mm e il Freo 20 è perfettamente in grado di gestire tappeti e moquette comuni, ma sui tessuti più spessi la raccolta non raggiunge la stessa efficacia mostrata sulle superfici dure. Chi vive in una casa quasi interamente pavimentata con parquet, gres o piastrelle è quindi il cliente ideale di questo modello.
Due telecamere e AI per capire cosa c’è davanti
Un altro cambiamento importante riguarda la navigazione. Il NarMind Pro Autonomous System utilizza due telecamere RGB, luce strutturata laterale e elaborazione AI direttamente sul robot. Secondo Narwal il sistema è in grado di riconoscere oltre 300 categorie di oggetti domestici. Non li abbiamo provati tutti (!!) ma abbiamo compreso bene come funziona questa tecnologia: il robot infatti non solo riconosce un oggetto ma reagisce in maniera diversa a seconda della tipologia di ostacolo. Si avvicina ad esempio a una gamba di un tavolo per pulire intorno alla sua base mentre davanti a un oggetto delicato o a un animale domestico mantiene una distanza maggiore.
È una gestione più evoluta rispetto ai sistemi che considerano qualsiasi ostacolo semplicemente come qualcosa da aggirare. Cavi, scarpe, piccoli oggetti e giocattoli vengono generalmente individuati bene e questo permette di preparare molto meno la stanza prima di avviare una pulizia.
Naturalmente non significa che si possa abbandonare qualsiasi cosa sul pavimento senza pensarci. Narwal dichiara un’accuratezza media di riconoscimento del 99% nei propri test interni, ma nella vita reale illuminazione, dimensione degli oggetti e disposizione dell’ambiente possono produrre risultati differenti.
La navigazione è complessivamente molto buona, anche se non sempre impeccabile. Durante le prime mappature può essere necessario correggere qualche divisione degli ambienti e il robot tende occasionalmente a essere piuttosto deciso quando affronta passaggi stretti o mobili molto bassi.
Sono però comportamenti che incidono poco sull’esperienza generale e che tendono a diminuire una volta completata correttamente la mappa della casa.

Pet Care e Baby Care non sono semplici etichette
La capacità di riconoscere gli oggetti permette a Narwal di introdurre anche due modalità dedicate. Pet Care modifica il comportamento del robot nelle aree frequentate dagli animali e presta maggiore attenzione agli ostacoli potenzialmente problematici. È possibile utilizzare le telecamere anche attraverso le funzioni di monitoraggio video disponibili nell’app. Baby Care, invece, riconosce elementi come culle e giocattoli e può adottare una pulizia più silenziosa nelle zone interessate.
Sono funzioni destinate a un pubblico specifico, ma hanno più senso su un robot capace di interpretare ciò che incontra rispetto alle semplici modalità software presenti su prodotti meno evoluti.
App Narwal: completa, ma richiede qualche minuto
L’app rimane uno dei punti forti dell’ecosistema Narwal. Dopo la prima mappatura è possibile intervenire sulle stanze, creare zone vietate, modificare il comportamento sui tappeti, programmare pulizie e scegliere separatamente aspirazione e lavaggio. La modalità Freo Mind 4.0 lascia invece molte decisioni direttamente al robot, che modifica parametri come potenza, quantità d’acqua e percorso in funzione dell’ambiente e dello sporco rilevato.
È probabilmente la modalità che meglio rappresenta la filosofia del Freo 20: impostare il meno possibile e lasciare che sia il robot a decidere come affrontare ogni zona.
L’interfaccia offre molte possibilità e proprio per questo richiede qualche minuto in più per essere padroneggiata rispetto alle app più essenziali. Una volta configurata correttamente, però, permette di intervenire praticamente su ogni aspetto della pulizia.
Una base che fa quasi tutto da sola
Una parte consistente dell’esperienza dipende dalla nuova All-in-One Multifunctional Dock. Quando il robot rientra, la stazione svuota automaticamente il contenitore della polvere in un sacchetto da 2,4 litri, che secondo Narwal può arrivare fino a 120 giorni di utilizzo prima della sostituzione. Naturalmente la durata reale dipende dalla dimensione della casa, dalla frequenza delle pulizie e dalla presenza di animali. La base si occupa anche del lavaggio del mocio, utilizzando acqua calda fino a 100 °C durante il ciclo di autopulizia interno, e successivamente lo asciuga con aria calda fino a 60 °C.

Questo secondo passaggio è importante quasi quanto il lavaggio: lasciare per ore un panno umido all’interno di una stazione chiusa è il modo migliore per produrre cattivi odori. La manutenzione richiesta rimane quindi molto ridotta.
Non è però completamente inesistente. L’acqua pulita deve essere rabboccata, quella sporca eliminata e periodicamente bisogna comunque controllare filtro e vaschetta della stazione.
C’è inoltre una rinuncia rispetto ad alcuni modelli Narwal superiori: il Freo 20 non dispone di un dosatore automatico del detergente. Il detergente è incluso nella confezione, ma deve essere gestito manualmente. Anche il modulo antimicrobico agli ioni d’argento non è fornito di serie.
Non sono limiti gravi, ma vale la pena saperlo perché il resto della macchina arriva molto vicino al concetto di funzionamento completamente automatico.
Batteria e autonomia
La batteria ha una capacità di 6.400 mAh e supporta la ricarica rapida. Se l’energia non è sufficiente per completare l’intera casa, il robot torna autonomamente alla base, recupera la carica necessaria e riprende il lavoro. Per appartamenti e abitazioni di dimensioni medio-grandi l’autonomia non rappresenta quindi un limite reale, anche perché il sistema può ridurre aspirazione e consumo d’acqua nelle aree che non richiedono la massima intensità.
Il giudizio

Narwal Freo 20 non è semplicemente un altro robot con più Pascal rispetto alla generazione precedente. Il suo vero elemento distintivo è FlowWash.
Lavare continuamente il mocio mentre il robot attraversa la casa sembra quasi una soluzione ovvia dopo averla utilizzata, perché affronta direttamente uno dei problemi storici dei robot lavapavimenti: utilizzare la stessa superficie sporca per zone diverse dell’abitazione.
A questo si aggiungono un sistema anti-groviglio molto efficace, una buona capacità di riconoscere gli ostacoli, una base quasi completamente autonoma e un design finalmente meno difficile da integrare in soggiorno.
Qualche compromesso rimane. L’efficacia sui tappeti molto spessi non raggiunge quella mostrata sui pavimenti duri, l’app richiede un minimo di configurazione iniziale e manca il dosaggio automatico del detergente presente su soluzioni ancora più complete. Ma sono limiti che non cambiano il giudizio complessivo.
Il Freo 20 dà il meglio nelle case con parquet, piastrelle e gres, soprattutto quando ci sono bambini, animali o capelli lunghi, cioè proprio nelle situazioni in cui lavaggio frequente e ridotta manutenzione fanno realmente la differenza.
Il prezzo italiano non è stato ancora comunicato al momento della nostra prova. Negli Stati Uniti il listino è di 1.099,99 dollari, con un prezzo di lancio di 899,99 dollari. Sarà quindi importante capire dove Narwal deciderà di posizionarlo sul nostro mercato.
Al di là del prezzo, però, la sostanza c’è: Freo 20 non prova semplicemente a fare più cose da solo, ma migliora concretamente il modo in cui un robot lava il pavimento.
Per questo si merita il nostro Approved by Cellulare Magazine.

