Oppo ha annunciato un aumento dei prezzi per alcuni dei suoi smartphone più economici venduti in Cina. La modifica entrerà in vigore dal 16 marzo e riguarderà diversi dispositivi della gamma Oppo e tutti gli smartphone OnePlus commercializzati nel mercato cinese.
Secondo quanto comunicato, l’aumento interesserà in particolare le serie Oppo A e Oppo K, cioè le linee di smartphone più accessibili dell’azienda. Allo stesso tempo, tutti i modelli OnePlus venduti in Cina subiranno lo stesso adeguamento dei prezzi.
I modelli premium per ora restano esclusi
Per il momento l’aumento non coinvolgerà i dispositivi delle serie Oppo Reno e Oppo Find, né i tablet dell’azienda. Si tratta dei prodotti di fascia più alta, che normalmente garantiscono margini di profitto più elevati per il produttore, motivo per cui al momento non risultano inclusi nel rialzo dei prezzi.
Oppo non ha indicato ufficialmente le ragioni della decisione né ha specificato di quanto aumenteranno i prezzi dei singoli modelli. Tuttavia, diversi osservatori del settore ritengono che la scelta sia legata alla crescente pressione sui costi dei componenti, in particolare quelli della memoria.
Il boom dell’intelligenza artificiale cambia il mercato della memoria
Negli ultimi mesi i produttori di chip di memoria stanno destinando sempre più risorse alla produzione di HBM (High Bandwidth Memory), un tipo di memoria ad altissima velocità utilizzata soprattutto nei data center dedicati all’intelligenza artificiale.
Le aziende che sviluppano infrastrutture AI sono infatti clienti estremamente redditizi per i produttori di semiconduttori, che stanno progressivamente riducendo la produzione di DRAM e memoria NAND tradizionale, le stesse utilizzate negli smartphone.
Questa transizione sta riducendo la disponibilità di memoria destinata ai dispositivi mobili e contribuendo ad aumentarne il costo. Di conseguenza, anche il prezzo finale degli smartphone potrebbe salire, soprattutto nei modelli più economici.
Gli smartphone economici sono i più esposti agli aumenti
Il motivo è semplice: i telefoni di fascia bassa operano con margini molto più ridotti rispetto ai modelli premium. Quando il costo dei componenti aumenta, i produttori hanno meno spazio per assorbire l’impatto senza ritoccare i prezzi.
Secondo i dati della società di analisi IDC, i semiconduttori di memoria rappresentano oggi oltre il 20% dei costi di produzione di uno smartphone, mentre in passato la quota era generalmente compresa tra il 10% e il 15%. Nel caso dei dispositivi entry-level, la percentuale può arrivare vicino al 30% del costo totale dei componenti.
Questo significa che eventuali aumenti nel prezzo della memoria possono avere un impatto diretto sul prezzo finale dei telefoni più economici, proprio quelli che puntano a offrire il miglior rapporto tra costo e prestazioni.