Dopo un 2025 segnato da aumenti sensibili per diversi smartphone di fascia alta, anche il 2026 si preannunciava come un anno di rincari, complici l’aumento dei costi dei componenti e delle catene di fornitura. Secondo un nuovo rumor proveniente dalla Corea del Sud, però, Samsung avrebbe deciso di fare un’eccezione almeno in uno dei suoi mercati chiave.
Stando a quanto riportato da una testata sudcoreana, Samsung avrebbe scelto di mantenere invariati i prezzi della serie Galaxy S26 negli Stati Uniti, evitando così un aumento rispetto all’attuale gamma Galaxy S25. La decisione sarebbe legata alla volontà di non perdere quote di mercato a favore di Apple e dei principali produttori cinesi, sempre più aggressivi sul fronte prezzo-prestazioni.
Prezzi confermati solo per il mercato USA
Il congelamento dei prezzi, secondo la stessa fonte, riguarderebbe esclusivamente il mercato statunitense. In altri Paesi, compresa la Corea del Sud, non è escluso che Samsung possa applicare ritocchi verso l’alto, anche in funzione dei costi locali e delle dinamiche fiscali.
Negli Stati Uniti, i modelli base della serie Galaxy S25 erano stati lanciati con i seguenti prezzi di listino:
- Galaxy S25: 799 dollari (circa 735 euro)
- Galaxy S25+: 999 dollari (circa 920 euro)
- Galaxy S25 Ultra: 1.299 dollari (circa 1.195 euro)
Secondo il report, Galaxy S26, Galaxy S26+ e Galaxy S26 Ultra dovrebbero debuttare negli USA agli stessi prezzi di partenza, senza aumenti rispetto alla generazione precedente.
Una scelta strategica in un mercato sempre più competitivo
La mossa suggerisce una strategia difensiva ben precisa. In un contesto in cui Apple continua a rafforzare la propria presenza nella fascia premium e i marchi cinesi spingono su specifiche elevate a prezzi più contenuti, Samsung sembrerebbe puntare sulla stabilità dei prezzi per rendere la serie Galaxy S26 più competitiva, almeno nel mercato nordamericano.
Resta ora da capire se questa politica verrà confermata ufficialmente e se Samsung riuscirà a compensare il mancato aumento dei prezzi con volumi di vendita più elevati o con altre leve, come servizi e accessori. Per le altre regioni, invece, il rischio di un rincaro resta concreto e dipenderà dalle strategie locali che emergeranno più avanti.