Spotify ha annunciato un nuovo aumento dei prezzi per il suo abbonamento Premium negli Stati Uniti, oltre che in Estonia e Lettonia. Il piano individuale passa da 11,99 a 12,99 dollari al mese, con un incremento di 1 dollaro.
Il nuovo listino entrerà in vigore a partire dal ciclo di fatturazione di febbraio per gli utenti interessati.
L’aumento non riguarda solo il piano base. L’abbonamento Duo sale da 16,99 a 18,99 dollari al mese, mentre il piano Family passa da 19,99 a 21,99 dollari. Anche il piano Student subisce un ritocco, con il prezzo che aumenta da 5,99 a 6,99 dollari al mese. In tutti i casi, Spotify invierà una comunicazione diretta agli abbonati per informarli della variazione imminente.

Dal punto di vista economico, l’incremento di uno o due dollari al mese può sembrare contenuto. Tuttavia, il nuovo rialzo si inserisce in una tendenza ormai consolidata di aumenti progressivi e ricorrenti dei servizi in abbonamento, un fenomeno che molti utenti percepiscono come sempre più difficile da giustificare nel lungo periodo.
Spotify motiva la decisione spiegando che “aggiornamenti occasionali dei prezzi” nei vari mercati servono a “riflettere il valore offerto” dal servizio e a consentire all’azienda di “continuare a offrire la migliore esperienza possibile”, oltre a supportare artisti e creatori. Una narrazione già utilizzata in passato, anche se nella pratica l’aumento delle tariffe non si traduce automaticamente in maggiori compensi diretti per gli artisti, come spesso viene implicitamente suggerito.
Per gli utenti statunitensi – e per quelli dei mercati coinvolti – si tratta quindi dell’ennesimo adeguamento al rialzo, che rafforza il dibattito sul costo complessivo dell’ecosistema di abbonamenti digitali e sulla sostenibilità di questi servizi nel tempo.