Zoom

Zoom: l’app di videochat ha gravi problemi di privacy

Da quando il Coronavirus ha colpito l’Europa, costringendola a vivere fra le mura di casa, a rinunciare alle riunioni e a recarsi sul luogo di lavoro, molte piattaforme di videochat e videoconferenza, utilizzate in passato solo per scopi business, sono diventute famose e popolari in poche settimane.

È il caso di Zoom, software di chat molto discusso negli ultimi giorni. Permette chat e conference grauite fino a 100 persone, è facilissima da scaricare, piuttosto versatile nelle funzioni. Ci si vede, ci si sente, si possono organizzare chat o webinar, con tanto di regia.

Ma, c’è un grosso ma. Negli ultimi giorni Zoom è stata oggetto di pesanti attacchi hacker che hanno messo in luce la pochezza della sua sicurezza, e quanto il discorso privacy sia stato per troppo tempo ignorato.

E così, è affiorato il fenomeno dello zoombombing: in pratica, proprio sfruttando i buchi della piattaforma, hacker e burloni informatici, hanno cominciato a intercettare i codici numerici che stanno alla base di qualsiasi collegamento in Zoom, entrando così in diretta in chat sconosciute, disturbandole e, molto spesso, postando materiale pornografico in sfregio ai partecipanti alla conference.

Tanto che addirittura l’FBI si è mossa per raccomandare agli utenti di proteggere con password sicure le proprie chat e di non condividere schermi e materiali coperti da riservatezza.

Nel frattempo Zoom è diventato uno degli strumenti più utilizzati da privati e aziende, per tenersi in contatto, per fare riunioni di lavoro o, semplicemente, per vedersi. Sono nati, un po’ come su WhatsApp, party in cui si prende l’aperitivo insieme, si cena o si fa attività fisica in comune. Zoom è stato addirittura intercettato da chi offre attività di webcam o chat erotiche.

Il risultato è che la più grande piattaforma di videocall al mondo è diventata la più popolare e trafficata, pur rimanendo fra le meno sicure. E ora Zoom si appresta ad affrontare una class action proprio per non aver informato correttamente gli utenti sulla condivisione dei loro dati.

Il grande clamore mediatico sembra avere svegliato anche il Ceo di Zoom il Eric Yuan, che ha promesso un intervento in tempi brevi per mettere al sicuro la privacy dei suoi utenti. Ma si deve fare presto.

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Massimo Morandi

Giornalista, milanese, appassionato di tecnologia, dirige il mensile Cellulare Magazine dal 1998. Ama viaggiare, la buona cucina e il calcio.