ZTE verso un accordo da 1 miliardo di dollari con gli Stati Uniti per chiudere le accuse di corruzione

ZTE sarebbe vicina a un accordo con il governo statunitense per risolvere le accuse di corruzione internazionale attraverso un pagamento da 1 miliardo di dollari, secondo quanto riportato da Reuters.

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sta conducendo un’indagine sulle presunte violazioni del Foreign Corrupt Practices Act. I funzionari americani sono impegnati nella definizione di un’intesa che, una volta raggiunta, permetterebbe al colosso cinese delle telecomunicazioni di chiudere il caso.

Le accuse riguardano presunti pagamenti illeciti a funzionari in diverse aree del mondo per assicurarsi contratti nelle telecomunicazioni. L’indagine più recente risale al 2018 ed è legata a operazioni ritenute sospette in Sud America, e in particolare in Venezuela.

In una comunicazione alla Borsa di Hong Kong, ZTE ha confermato l’esistenza di interlocuzioni con il Dipartimento di Giustizia. Qualsiasi eventuale accordo, tuttavia, richiederebbe l’approvazione del governo cinese, dato che l’azienda è parzialmente controllata dallo Stato.

Un passato già segnato da sanzioni pesanti

Questa nuova fase dell’indagine arriva dopo anni di tensioni tra ZTE e le autorità statunitensi. Nel 2017, l’azienda si era dichiarata colpevole di aver esportato illegalmente tecnologia statunitense verso Iran e Corea del Nord, pagando una multa da 1,2 miliardi di dollari. L’anno successivo, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti aveva imposto un bando di sette anni sulle esportazioni di componenti americani verso ZTE, paralizzando temporaneamente le sue attività.

Nel 2020, la Federal Communications Commission ha classificato ZTE come “minaccia per la sicurezza nazionale”, limitandone ulteriormente l’accesso alle reti statunitensi e bloccando i sussidi federali agli operatori che utilizzavano le sue apparecchiature.

A fine 2022 è arrivata un’ulteriore stretta: la FCC ha vietato tutte le importazioni di apparecchiature di rete ZTE e Huawei negli Stati Uniti, una decisione seguita anche da diversi Paesi dell’Unione Europea.

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redazione