Dopo il rilascio di Android 17 da parte di Google, Mark Gurman di Bloomberg torna a misurare il ritardo di Apple nel campo dell’intelligenza artificiale. Secondo il giornalista, Apple potrebbe impiegare ancora uno o due anni per raggiungere il livello attuale di Google, sempre che nel frattempo il divario non si allarghi ulteriormente. La stima è leggermente più favorevole rispetto a quella formulata nel 2024, quando Gurman parlava di un ritardo di due o tre anni. Tuttavia, il problema resta strutturale: Apple sta avanzando, ma i concorrenti continuano a spostare in avanti il punto di riferimento.
Google accelera con Android 17
Nel suo ultimo articolo, Gurman evidenzia come Google abbia introdotto con Android 17 e Gemini Intelligence alcune funzioni che Apple aveva promesso già alla WWDC 2024, ma che non sono ancora arrivate. La prima riguarda un’intelligenza artificiale capace di operare realmente tra app e servizi diversi, completando attività al posto dell’utente. È uno dei punti centrali dell’AI agentica: non solo rispondere a domande, ma eseguire azioni concrete attraverso il sistema operativo.
La seconda funzione è Rambler, descritta come una forma avanzata di dettatura. Il sistema permette di parlare in modo più naturale, correggersi durante la frase, tornare indietro e lasciare che l’AI trasformi il flusso vocale in un testo coerente.
La terza novità riguarda la possibilità di generare widget personalizzati per la schermata Home semplicemente descrivendo ciò che si desidera. Una funzione che, per filosofia e cura dell’esperienza utente, sarebbe perfettamente nelle corde di Apple, ma che al momento è stata Google a portare sul mercato.
Il nodo non è solo il ritardo, ma la velocità dei concorrenti
Secondo Gurman, Apple sta effettivamente facendo progressi, ma non abbastanza rapidamente da colmare subito il distacco. Anche se l’azienda riuscisse a raggiungere Google tra uno o due anni, è probabile che nel frattempo Google e gli altri concorrenti abbiano già introdotto nuove funzionalità e alzato ulteriormente il livello.
Il tema quindi non è soltanto cosa Apple riuscirà a implementare, ma quanto velocemente saprà trasformare Apple Intelligence in una piattaforma realmente competitiva.
Una sfida insolita per Apple
Apple ha storicamente preferito arrivare più tardi su alcune tecnologie, ma con un’integrazione più curata e coerente. Nel caso dell’intelligenza artificiale, però, il rischio è che il ritardo diventi più evidente perché le funzioni AI stanno entrando direttamente nell’uso quotidiano dello smartphone.
Android 17 mostra un approccio sempre più operativo e trasversale, mentre Apple deve ancora dimostrare di poter portare su larga scala molte delle promesse annunciate. Per un’azienda che ha costruito gran parte del proprio vantaggio competitivo sull’integrazione tra hardware, software e servizi, la sfida dell’AI diventa quindi uno dei passaggi più delicati dei prossimi anni.

