Inizialmente, la nuova Siri avrebbe dovuto lavorare a stretto contatto con ChatGPT. Due anni dopo quell’annuncio, però, Apple ha deciso di portare OpenAI in tribunale. Una collaborazione presentata come strategica si è così trasformata in uno scontro legale destinato a far discutere il settore dell’intelligenza artificiale.
Dall’accordo su Siri al cambio di strategia
Nel giugno 2024, durante la WWDC, Apple aveva annunciato l’integrazione di ChatGPT in Siri come uno dei pilastri della nuova fase di Apple Intelligence. Per OpenAI si trattava di un’occasione enorme: entrare in oltre un miliardo di iPhone e provare a trasformare una parte degli utenti Apple in abbonati ai propri servizi a pagamento. Il 10 luglio 2026, però, la stessa Apple ha citato in giudizio OpenAI, segnando una rottura netta rispetto alle promesse iniziali.
I primi segnali di distanza erano emersi già nell’estate del 2025. Ad agosto iniziarono a circolare indiscrezioni su contatti tra Apple e Google per sviluppare una versione personalizzata di Gemini destinata a Siri. La conferma arrivò nel gennaio 2026, quando l’azienda di Cupertino ufficializzò un accordo pluriennale con Google, dal valore stimato di circa un miliardo di dollari l’anno, per utilizzare Gemini come motore della nuova Siri.
Nello stesso momento, Apple provò comunque a rassicurare il mercato, spiegando che l’intesa con OpenAI non sarebbe cambiata. La CNBC riportò infatti che il produttore non intendeva modificare l’accordo esistente. Nonostante queste dichiarazioni, i dubbi aumentarono rapidamente. A febbraio 2026, Sundar Pichai definì Google il “fornitore di servizi cloud preferito” di Apple, lasciando intendere un cambio di rotta molto più profondo, anche se ChatGPT restava ancora presente dentro Siri.
OpenAI rompe il silenzio, Apple rilancia Siri con Gemini
Osservando la sequenza degli eventi, Apple sembra essere stata la prima a preparare l’allontanamento da OpenAI, muovendosi però con prudenza e soprattutto dietro le quinte. La frattura è diventata pubblica soltanto alcuni mesi dopo, quando OpenAI ha iniziato a far filtrare il proprio malcontento per l’evoluzione del rapporto con Cupertino.
Nel maggio 2026, Mark Gurman di Bloomberg rivelò che OpenAI aveva coinvolto uno studio legale e stava valutando l’invio di una diffida ad Apple per una possibile violazione contrattuale. La lettera non venne poi inviata, ma il punto centrale della disputa era ormai chiaro: OpenAI si aspettava ricavi molto più elevati dagli abbonamenti generati tramite l’integrazione con Siri, ricavi che non si erano concretizzati.
L’8 giugno 2026, durante la WWDC, Apple ha presentato iOS 27 e soprattutto la nuova Siri AI, finalmente trasformata in un vero chatbot basato sull’intelligenza artificiale. Il rilancio dell’assistente vocale è stato realizzato in stretta collaborazione con Google, confermando che OpenAI non era più il partner di riferimento per la strategia AI di Apple.
Da quel momento, l’equilibrio tra le due aziende è cambiato definitivamente. ChatGPT non è scomparso del tutto dall’ecosistema Apple, ma ha perso il ruolo centrale che aveva avuto al momento dell’annuncio del 2024. Siri, invece, è diventata il simbolo della nuova alleanza tra Apple e Google nel campo dell’intelligenza artificiale generativa.
La causa legale contro OpenAI
La svolta più dura è arrivata il 10 luglio 2026, quando Apple ha intentato una causa contro OpenAI. L’accusa principale riguarda il presunto furto di segreti commerciali legati ai progetti hardware dell’azienda di Cupertino. Secondo Apple, OpenAI avrebbe utilizzato informazioni riservate per sviluppare in modo più efficace il proprio dispositivo interamente basato su ChatGPT.
La vicenda assume quindi un significato molto più ampio rispetto a una semplice rottura commerciale. Non si parla soltanto di una collaborazione finita male, ma di una contestazione che riguarda proprietà intellettuale, strategie hardware e il futuro dei dispositivi pensati attorno all’intelligenza artificiale.
OpenAI ha respinto le accuse. Dopo la presentazione della denuncia, un portavoce dell’azienda ha pubblicato una risposta su X, affermando che OpenAI non avrebbe alcun interesse nei segreti commerciali di altre società e che il gruppo resta concentrato sullo sviluppo di tecnologie innovative utili a tutti.
La disputa tra Apple e OpenAI chiude simbolicamente una fase iniziata con grande entusiasmo alla WWDC 2024. Quella che doveva essere una collaborazione decisiva per rendere Siri più intelligente si è trasformata, in appena due anni, in un confronto legale tra due protagonisti centrali del mercato tecnologico.