Tesla Model X con autopilot

Accusa un malore alla guida ma l’Autopilot della sua Tesla Model X gli salva la vita

7 maggio 2016: il 40enne Joshua D. Brown decide di affidarsi al pilota automatico della sua Tesla Model S, distogliere totalmente l’attenzione dalla guida e trascorrere il tempo che lo separa dalla meta guardando un film di Harry Potter. Qualcosa però va storto e un’errata interpretazione dell’Autopilot impedisce all’avveniristica autovettura di riconoscere un camion causando uno schianto che non lascia scampo al giovane guidatore. Fantascienza, direbbe qualcuno, eppure nella totalità dei test condotti in precedenza dalla casa automobilistica di Palo Alto che si ispira alle intuizioni dello scienziato serbo Nikola Tesla, i risultati erano stati eccellenti.
Al cordoglio di Elon Musk, chairman e Ceo di Tesla Motors, fa seguito l’inevitabile tam-tam mediatico che, puntando il dito verso tecnologie considerate da molti ancora poco mature, sancisce che l’Autopilot di Tesla sia poco sicuro e non all’altezza delle situazioni più complesse. A indagare sul caso interviene anche la National Highway Traffic Safety Administration (Nhtsa), agenzia governativa statunitense facente parte del Dipartimento dei Trasporti. Il noto produttore di auto elettriche ne esce danneggiato nell’immagine.
A distanza di pochi mesi, Tesla Motors riacquista buona parte delle fiducia persa in quel frangente e il sistema Autopilot si prende la sua bella rivincita.
Al centro dei fatti è ancora un Joshua, questa volta Joshua Neally, giovane avvocato 37enne di Springfield, nello stato del Missouri, che a bordo del suo suv elettrico Tesla Model X accusa improvvisamente un malore. Solo pochi attimi e il giovane legale anziché accostare e chiamare l’ambulanza decide di affidarsi al pilota automatico della sua nuova auto per raggiungere il pronto soccorso più vicino.
Il suv esegue alla perfezione gli ordini dell’Autopilot per oltre 30 km, rallentando e accelerando quando necessario, evitando gli ostacoli e mantenendo la giusta distanza di sicurezza dagli autoveicoli che lo precedono, fino a condurlo all’ospedale di Branson dove riceve le cure necessarie a salvargli la vita.

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