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Obsolescenza programmata: complotto Apple o caccia alle streghe?

Secondo Serge Latouche, economista e filosofo francese: “L’obsolescenza programmata è uno dei pilastri della società dei consumi. Gli oggetti messi in vendita hanno una fragilità calcolata, tanto che la durata della garanzia coincide spesso con la loro vita effettiva. Impossibile ripararli. Vanno gettati e subito sostituiti con altri.” Una dura critica alla cultura occidentale che l’economista esprime in uno dei suoi libri più famosi e discussi: Usa e getta. Le follie dell’obsolescenza programmata. L’idea, nel corso degli anni, è stata condivisa da economisti affermati e liberi pensatori fino ad essere abbracciata dall’opinione pubblica e da alcuni parlamentari francesi che, nel 2014, hanno presentato un emendamento che prevede il carcere fino a due anni e un massimo di 300mila euro di multa, per chi organizzi una “truffa al consumatore” accorciando intenzionalmente la durata di vita di un prodotto sin dal suo concepimento. Oggi l’obsolescenza programmata è balzata di nuovo agli onori delle cronache per l’affaire “batteria” di Apple.

A rafforzare la teoria uno studio commissionato nel 2012 dai Verdi in Germania con Il report “Geplante Obsoleszenz – Entstehungsursachen – Konkrete Beispiele – Schadensfolgen – Handlungsprogramm” (Obsolescenza programmata – Analisi delle cause – Esempi concreti – Conseguenze negative – Manuale operativo) realizzato da Stefan Schridde, esperto in Business Administration, e Christian Kreiss, docente di Business Management all’Università di Aalen. I due hanno esaminato 20 prodotti di massa analizzando le strategie attraverso le quali i produttori pianificherebbero a tavolino il ciclo di vita dei prodotti. Nello studio vengono citati esempi concreti, tra i più famosi quello delle stampanti programmate per bloccarsi dopo un certo numero di copie, ma anche spazzolini elettrici dove è impossibile sostituire la batteria o lavatrici progettate con materiali scadenti per usurarsi prima del tempo. Il problema dell’usura precoce non è infatti un fenomeno inedito. Da anni associazioni e gruppi di attivisti denunciano l’obsolescenza “pianificata” a tavolino dai produttori, ma lo studio di Schridde e Kreiss fa un importante passo avanti sottolineando come la maggior parte dei prodotti in commercio sono costruiti per durare poco ed essere utilizzati solo per brevi periodi.

Troppo spesso non esistono i pezzi di ricambio oppure sono talmente costosi che all’utente finale conviene comperare un nuovo elettrodomestico invece che farlo riparare. Infine, impossibile non citare il celeberrimo cartello di Phoebus, costituito a Ginevra nel 1924 e sciolto nel 1939 per il controllo della produzione e la vendita di lampadine. Vi parteciparono i più grandi colossi di allora come General Electric, Tunsgra, Osram, Compagnie del Lampes e Philips. Ad oggi viene citato come il primo esempio di obsolescenza programmata per la decisione di imporre un limite di mille ore alla durata delle lampadine. Le pratiche messe in atto dal cartello furono al centro di un processo civile, iniziato negli  Stati Uniti nel 1942 e concluso nel 1953 con la condanna della General Electtric per violazione dell’Antitrust. È comunque interessante sottolineare che, paradossalmente, il cartello permise la standardizzazione di forma, incastro, tensione, potenza e luminosità delle lampadine, con indiscutibili vantaggi per tutti.

COMPLOTTO O CACCIA ALLE STREGHE?

Non a caso, per molti, quello dell’obsolescenza programmata sarebbe un falso mito. Si tratterebbe di un tacito accordo tra consumatori e produttori per arrivare a un compromesso tra prezzo e durata. Insomma, invece che costruire una lavatrice eterna da 10mila euro, ne viene venduta una che costa 1.000 euro ma si guasta prima. Nulla di illegale dunque, come sostiene l’economista francese Alexandre Delaigue. Anche Werner Scholz, presidente dell’Associazione dei produttori di elettrodomestici (Zvei), rigetta l’idea del complotto. La “strategia” si rivelerebbe controproducente perché chi si ritrovasse, dopo poco tempo, una lavatrice rotta ne comprerebbe una nuova di un altro marchio. Inoltre, secondo uno studio commissionato dalla stessa Zvei, dei quasi 180 milioni di elettrodomestici presenti nelle case tedesche oltre 75 milioni hanno più di 10 anni di età.

OBSOLESCENZA PIANIFICATA

Ben più sottile e legale è invece il concetto di obsolescenza pianificata, ovvero la capacità di “instillare nell’acquirente il desiderio di comprare qualcosa di un po’ più nuovo, un po’ migliore e un po’ prima di quanto non sia necessario”. La definizione, coniata da Brooks Stevens, è considerata il manifesto dell’obsolescenza pianificata. Un concetto che era molto caro a Steve Jobs: i suoi prodotti e il suo stile di marketing sono probabilmente quelli che si avvicinano alla visione dell’architetto americano. Stevens ha però dichiarato di non considerare l’obsolescenza come una sistematica produzione di rifiuti, supponendo che i prodotti sarebbero finiti nel mercato di seconda mano e acquistati da persone con un potere di acquisto inferiore.

 

Christian Boscolo

Christian Boscolo "Barabba" è stato redattore di K PC Games dove ha recensito i migliori giochi per PC per poi approdare alla tecnologia. Tra le sue passioni, oltre ai videogiochi, il calcio e i buoni libri, c'è anche il cinema. Ha scritto perfino un libro fantasy: Il torneo del Mainar