Con Find X9 Pro, OPPO aveva dimostrato di poter realizzare uno smartphone capace di distinguersi sia per le prestazioni fotografiche sia per un’autonomia fuori dal comune. Un progetto particolarmente riuscito, che aveva nel teleobiettivo Hasselblad da 200 Megapixel uno dei suoi maggiori punti di forza. Con il nuovo Find X10 Pro Max, il produttore cinese compie un passo ulteriore, introducendo una configurazione fotografica che, almeno sulla carta, segna un cambiamento importante nella progettazione dei cameraphone: tre sensori posteriori da 200 Megapixel, ciascuno dedicato a una differente lunghezza focale.
Non si tratta semplicemente di una moltiplicazione dei pixel. L’obiettivo dichiarato da OPPO è infatti eliminare quella discontinuità qualitativa che ancora caratterizza numerosi smartphone quando si passa dalla fotocamera principale al grandangolo o al teleobiettivo. Ecco perché il produttore ha lavorato anche sulla gamma dinamica, sulla fedeltà cromatica e sulla naturalezza delle immagini, sviluppando insieme ad Hasselblad un sistema che privilegia una fotografia meno artificiale e maggiormente rispettosa della scena originale.
Ma Find X10 Pro Max non è soltanto un concentrato di tecnologia fotografica. La dotazione comprende il nuovo processore MediaTek Dimensity 9600 Pro realizzato a 2 nanometri, un display LTPO AMOLED da 6,78 pollici con frequenza fino a 144 Hz, una batteria al silicio-carbonio da 7.150 mAh e la ColorOS 17, che introduce una nuova generazione di funzionalità basate sull’intelligenza artificiale agentica.
Un dispositivo ambizioso, quindi, che porta il concetto di smartphone fotografico verso una dimensione ancora più professionale, senza rinunciare alle caratteristiche di un flagship completo. Lo abbiamo utilizzato per alcuni giorni prima della sua usita ufficiale, dunque vediamo nel dettaglio dove si concentrano le innovazioni e quali sono le differenze più importanti rispetto al suo predecessore.
Design

OPPO mantiene sostanzialmente l’impostazione stilistica della famiglia Find, caratterizzata da linee pulite, superfici piatte e un linguaggio estetico piuttosto rigoroso. Find X10 Pro Max misura 161,32 × 76,57 × 8,40 millimetri, con un peso di 226 grammi nella colorazione Luna White e 228 grammi nella variante Titanium Grey.
Dimensioni che lo collocano nella categoria degli smartphone di grandi dimensioni. Lo spessore aumenta leggermente rispetto agli 8,25 millimetri del Find X9 Pro, ma bisogna considerare la presenza di un sistema fotografico sensibilmente più complesso, oltre a una batteria che mantiene una capacità decisamente elevata.
La struttura è realizzata con un telaio in alluminio dalla finitura opaca, fianchi piatti e bordi leggermente raccordati. Il vetro posteriore presenta una lavorazione studiata per restituire una sensazione morbida al tatto, mentre l’integrazione del modulo fotografico cambia a seconda della colorazione.
La versione Titanium Grey privilegia un’estetica sobria e professionale. Il rivestimento posteriore è ricavato da un unico elemento di vetro sagomato che accompagna progressivamente il rialzo del gruppo fotografico, rendendo meno brusco il passaggio fra scocca e fotocamere.
Più particolare la versione Luna White, ispirata al mondo della fotografia tradizionale. Il modulo LUMO Camera Island adotta una finitura metallica argento opaco, lavorazioni zigrinate e un anello arancione che richiama l’identità Hasselblad. La superficie posteriore abbina vetro satinato e una trama dall’aspetto tessile, creando un insieme che ricorda alcuni dettagli delle fotocamere professionali.
È un’interpretazione interessante del design degli smartphone fotografici. Anziché cercare di nascondere la complessità del sistema ottico, OPPO ha scelto di valorizzarla, trasformando il comparto posteriore in uno degli elementi caratterizzanti del prodotto. A noi questa scelta, che pure non si discosta in modo deciso da quella del Find X9 Pro, ci ha totalmente convinto.
Sul lato sinistro ritroviamo lo Snap Key, il pulsante personalizzabile che avevamo già conosciuto sul modello precedente. Può essere associato a diverse funzioni, fra cui la gestione dei profili audio, la torcia, la registrazione vocale, la traduzione e gli screenshot.



Nella configurazione predefinita il tasto interagisce direttamente con AI Mind Space: una pressione breve acquisisce il contenuto dello schermo, una prolungata permette di aggiungere una nota vocale, mentre la doppia pressione apre l’ambiente dedicato alla gestione intelligente delle informazioni personali.
È una soluzione che ha un significato preciso: rendere alcune funzioni dell’intelligenza artificiale immediatamente accessibili, senza costringere l’utente ad aprire continuamente applicazioni o navigare fra i menù.
Particolarmente completa la protezione contro gli agenti esterni. Find X10 Pro Max dispone delle certificazioni IP66, IP68 e IP69, che attestano differenti livelli di resistenza alla polvere, all’acqua e ai getti ad alta pressione e temperatura.
A queste si aggiunge il vetro OPPO Crystal Guard Glass, sviluppato insieme a Corning e utilizzato sia anteriormente sia posteriormente. Il dispositivo ha inoltre ottenuto la certificazione SGS Five-Star Drop Resistance, dedicata alla resistenza alle cadute. In buona sostanza, OPPO ha costruito uno smartphone che non cerca la leggerezza a tutti i costi, ma privilegia solidità, qualità dei materiali e una precisa identità estetica.

Display
Il pannello utilizzato da Find X10 Pro Max è un LTPO AMOLED piatto da 6,78 pollici, con risoluzione di 2.772 × 1.272 pixel, densità di 450 ppi e cornici simmetriche di appena 1,15 millimetri.
La scelta del display piatto non è secondo noi casuale: infatti, su un dispositivo così orientato alla fotografia e alla produzione di contenuti, una superficie senza curvature laterali facilita la valutazione delle immagini e riduce le distorsioni visive lungo i bordi. È inoltre una soluzione funzionale quando si utilizzano controlli manuali, strumenti di editing e applicazioni professionali (nonché vetri o protezioni aggiuntive anche di terze parti).
La frequenza di aggiornamento adattiva LTPO copre l’intervallo da 1 a 120 Hz nell’utilizzo ordinario, raggiungendo 144 Hz nei giochi compatibili.
Il pannello raggiunge 800 nit di luminosità tipica, 2.000 nit in modalità ad alta luminosità e un picco dichiarato di 3.600 nit in HDR. Valori che lo collocano nella fascia più evoluta del mercato e che assumono particolare importanza proprio nell’utilizzo fotografico, quando occorre controllare uno scatto in ambienti fortemente illuminati.
Una gamma cromatica decisamente più ampia
L’innovazione più significativa non riguarda la luminosità. OPPO ha introdotto nuovi materiali OLED per gli emettitori rossi, verdi e blu, ottenendo una copertura dichiarata del 95% dello spazio colore BT.2020. Lo standard BT.2020, utilizzato anche nel settore della produzione audiovisiva, definisce uno spazio cromatico molto più esteso rispetto al DCI-P3 comunemente adottato dagli smartphone premium.
La conseguenza è una maggiore capacità di rappresentare colori particolarmente saturi, mantenendo una differenziazione più precisa delle sfumature. Si pensi ai verdi intensi di un paesaggio, ai colori di un tramonto oppure alle luci artificiali di un concerto.
Il supporto Dolby Vision e la profondità colore a 10 bit completano una configurazione particolarmente adatta alla fruizione di contenuti HDR.
Comfort visivo e luminosità adattiva
Un altro aspetto sul quale OPPO ha investito riguarda l’utilizzo prolungato dello schermo. Il Find X10 Pro Max può scendere fino a 1 nit di luminosità minima e utilizza una modulazione PWM ad alta frequenza di 3.840 Hz quando la luminosità è pari o inferiore a 70 nit. Al di sopra di questa soglia interviene il DC Dimming.
È un’evoluzione rispetto al Find X9 Pro, che adottava PWM a 2.160 Hz. La maggiore frequenza è progettata per ridurre la percezione dello sfarfallio, anche se la sensibilità a questo fenomeno rimane soggettiva.
Presente anche AI Adaptive Eye Care, che può ricordare all’utente di mantenere un’adeguata distanza dallo schermo e suggerire esercizi di ammiccamento.
Infine, un sensore ambientale a cinque canali permette alla funzione Adaptive Tone di regolare la temperatura cromatica in relazione all’illuminazione circostante. Non manca il lettore di impronte ultrasonico 3D integrato sotto il display, soluzione particolarmente indicata per uno sblocco affidabile anche in condizioni meno favorevoli.
Nel complesso, il pannello rappresenta uno dei punti tecnicamente più completi del dispositivo. E il passaggio al BT.2020 è forse più importante, nell’economia generale del prodotto, del semplice incremento della frequenza massima di aggiornamento.
Hardware

Il cuore di Find X10 Pro Max è il nuovo chipset MediaTek Dimensity 9600 Pro, una piattaforma realizzata da TSMC utilizzando il processo produttivo N2P a 2 nanometri. Anche in questo caso, il confronto con il Find X9 Pro, equipaggiato con Dimensity 9500 a 3 nanometri, evidenzia un ulteriore salto generazionale, non soltanto nella capacità di calcolo, ma soprattutto nell’efficienza energetica e nella gestione delle applicazioni che impiegano intensivamente CPU, GPU e intelligenza artificiale.
La sezione grafica è affidata alla GPU G2 Ultra NX, per la quale vengono dichiarati un incremento fino al 27% delle prestazioni di picco, un miglioramento del 24% nell’efficienza energetica a pieno carico e un ray tracing più veloce del 18%.
Il nuovo SoC integra inoltre una soluzione dual-NPU dedicata alle elaborazioni di intelligenza artificiale. La NPU ad alte prestazioni promette una velocità superiore del 51% nella fase di prefill dei modelli linguistici, mentre quella orientata all’efficienza riduce i consumi del 40% rispetto alla precedente generazione.
La configurazione dello smartphone oggetto della nostra prova era la seguente: 12 GB di RAM LPDDR5X a 9.600 Mbps e 512 GB di memoria interna UFS 4.1.
Il Find X9 Pro, nella configurazione recensita circa un anno fa sul nostro sito, disponeva di 16 GB di RAM. Sul nuovo modello la capacità dichiarata scende quindi di 4 GB, pur adottando una piattaforma computazionale più recente. Non è necessariamente un limite nell’uso quotidiano, ma un’indicazione di quanto sia diventato complicato muoversi nel costosissimo mercato delle memorie e quanto sia fondamentale contenere i costi delle componenti principali, limitando al massimo i compromessi, soprattutto su un top di gamma.
Per mantenere prestazioni elevate anche durante le attività più impegnative, OPPO utilizza un sistema di dissipazione con camera di vapore. Un componente importante soprattutto per le registrazioni video ad alta risoluzione, il gaming e l’elaborazione fotografica.
La connettività include Wi-Fi 7, Bluetooth 6.2, NFC, Dual SIM e USB 3.2 Gen 1. Quest’ultima interfaccia è particolarmente utile per trasferire grandi quantità di fotografie e filmati verso un computer o un’unità di archiviazione esterna.
L’esperienza multimediale è completata da due altoparlanti stereo simmetrici, quattro microfoni e un motore aptico lineare X-axis 0816C.
UI Experience: ColorOS 17
Find X10 Pro Max arriva con la ColorOS 17 basata su Android 17, una versione del sistema operativo che OPPO ha sviluppato intorno a due obiettivi: rendere l’interfaccia più fluida e trasformare l’intelligenza artificiale in uno strumento capace di svolgere attività concrete.



Un’interfaccia che privilegia la continuità
La nuova impostazione grafica prende il nome di Living Flow Design e si articola in tre componenti: Luminous Effect, Fluid Motion e Flexible Feedback.
Luminous Effect introduce superfici traslucide, effetti di illuminazione e una maggiore profondità visiva. Fluid Motion interviene sulle animazioni, facendo sì che gli elementi dell’interfaccia si trasformino e si spostino con maggiore continuità. Flexible Feedback aggiunge una risposta elastica ai controlli, creando un’interazione visivamente più vicina al movimento delle dita.
Fra gli esempi più interessanti ci sono il nuovo Living Clock, che può cambiare dimensioni e posizione accompagnando il passaggio fra Always-On Display, schermata di blocco e Home Screen, e il tema meteorologico Mountain Way, con effetti atmosferici dinamici.
Sono dettagli che contribuiscono a definire la personalità del sistema operativo, ma dietro l’aspetto grafico ci sono modifiche architetturali profonde.
Interessante anche l’attenzione alla longevità. OPPO dichiara che, nelle proprie simulazioni di sei anni di utilizzo, ColorOS 17 conserva oltre il 90% della fluidità iniziale anche con il 90% dello spazio di archiviazione occupato. Ci sarà tempo per verificare questo dato nei prossimi mesi, ma valeva la pena citarlo.
L’intelligenza artificiale diventa agentica



La vera novità concettuale di ColorOS 17 è rappresentata da AI Mind Pilot con Agent Mode. La differenza rispetto ai tradizionali assistenti AI è importante. Invece di limitarsi a fornire una risposta, il sistema può interpretare una richiesta complessa, suddividerla in operazioni, individuare i contenuti necessari e produrre un risultato utilizzabile.
L’ambiente integra servizi e modelli come ChatGPT, Gemini, Perplexity e Manus, collegandoli alle informazioni personali organizzate in AI Mind Space.
Un esempio concreto riguarda la gestione di un viaggio. Documenti di prenotazione, biglietti aerei, conferme alberghiere e informazioni sulle attrazioni possono essere recuperati e organizzati, anche quando sono distribuiti in cartelle differenti. Da queste informazioni, AI Mind Pilot può generare un itinerario strutturato oppure realizzare contenuti come una pagina web o una presentazione.
La stessa logica si applica alle fotografie: è possibile richiedere la ricerca delle immagini di un determinato viaggio, organizzarle in album, individuare uno scatto attraverso una descrizione e utilizzarlo come base per un nuovo contenuto.
L’integrazione con Manus costituisce uno degli elementi più interessanti di questa evoluzione. OPPO vuole portare sullo smartphone strumenti che fino a poco tempo fa erano prevalentemente associati all’utilizzo degli agenti AI su computer.
È però necessario distinguere le possibilità della piattaforma dalle funzioni immediatamente disponibili. Il supporto di Manus all’elaborazione dei file e delle fotografie locali arriverà infatti attraverso un successivo aggiornamento software.
Anche l’utilizzo degli agenti non sarà necessariamente illimitato: OPPO prevede una quantità iniziale gratuita e la possibilità di collegare i propri account ChatGPT o Manus, oppure acquistare utilizzo aggiuntivo.
Fotografia e AI, ma con attenzione alla privacy
Con AI Photo Agent, OPPO introduce strumenti di fotoritocco che possono interpretare istruzioni in linguaggio naturale, suggerire correzioni o applicare lo stile cromatico di un’immagine di riferimento. La funzione Style Match, per esempio, analizza luce, atmosfera e tonalità di una fotografia e consente di trasferire un’impostazione simile a un altro scatto. AI Photo Agent utilizza sei modelli specializzati, dedicati a qualità dell’immagine, modifica degli oggetti, ritocco dei ritratti, luci e ombre, colore e ricomposizione.
La disponibilità europea è tuttavia prevista in una fase successiva, e sono contemplati limiti mensili di utilizzo. Il supporto riguarda inoltre soltanto le immagini statiche.
AI Mind Space introduce anche Memory Collections, che raggruppa informazioni correlate, mentre AI Mind Suggest propone contenuti e servizi in base al contesto. Alcune funzionalità, soprattutto quelle legate ai viaggi e ai servizi di terze parti, sono però limitate a determinati mercati. Le funzioni Long-doc Capture e Link Capture non sono disponibili in Europa.
OSee permette invece di utilizzare la fotocamera per riconoscere oggetti e scene, effettuare traduzioni, avviare ricerche e accedere ad altri strumenti di analisi visiva.
Sul fronte della sicurezza, OPPO utilizza modelli on-device per comprendere e organizzare localmente i contenuti personali, senza inviare necessariamente i file originali a servizi esterni. Quando un’attività richiede l’elaborazione da parte di un servizio remoto, AI Mind Pilot prevede una richiesta esplicita di autorizzazione.
Private Computing Cloud aggiunge protezioni crittografiche, comprese nuove soluzioni post-quantistiche, mentre il Transparency Report consente di consultare le attività svolte dai servizi AI.
È presente anche AI Call Guard, pensato per rilevare segnali riconducibili a possibili frodi, come voci sintetiche o manipolazioni video. Anche in questo caso si tratta di uno strumento di supporto, non di una protezione infallibile.
La direzione di ColorOS 17 è dunque quella di trasformare l’AI da insieme di funzioni accessorie a elemento strutturale dell’esperienza smartphone.

Fotocamera

È il capitolo più importante di questa recensione e, soprattutto, quello nel quale Find X10 Pro Max introduce le innovazioni più evidenti. Il sistema fotografico è stato sviluppato con Hasselblad e comprende tre fotocamere posteriori da 200 Megapixel, affiancate da un sensore multispettro True Color Camera dedicato alla rilevazione delle informazioni cromatiche.

La configurazione è la seguente:
Principale: Samsung ISOCELL HPC da 200 MP, formato 1/1,3″, focale equivalente a 24 mm, apertura f/1.5, stabilizzazione ottica OIS.
Ultragrandangolare: Samsung ISOCELL HP5 da 200 MP, formato 1/1,56″, focale equivalente a 13 mm, apertura f/2.2 e autofocus.
Teleobiettivo periscopico: Samsung ISOCELL HP5 da 200 MP, formato 1/1,56″, focale equivalente a 70 mm, apertura f/2.1 e stabilizzazione ottica OIS.
A completare la dotazione c’è una fotocamera frontale da 50 Megapixel con autofocus. È una configurazione particolare non soltanto per la risoluzione complessiva, ma perché distribuisce sensori ad altissima definizione su tutte le principali prospettive fotografiche.



Tre sensori da 200 Megapixel: perché è una scelta importante
Con Find X9 Pro, OPPO aveva già dimostrato le potenzialità di un teleobiettivo da 200 Megapixel, affiancandolo però a una fotocamera principale e a un’ultragrandangolare da 50 Megapixel.
La nuova generazione porta la risoluzione di 200 Megapixel su tutti e tre i moduli. Il salto è quindi particolarmente evidente nella fotocamera principale e, soprattutto, nel grandangolo.
Il vantaggio non consiste necessariamente nel produrre fotografie più grandi, ma nell’avere una quantità superiore di informazioni utilizzabili per ritaglio, ricomposizione e ingrandimento.
Un’immagine da 200 Megapixel può essere ritagliata in modo molto più aggressivo rispetto a una da 12 o 50 Megapixel, conservando una risoluzione residua sufficientemente elevata per molte applicazioni.
Fotocamera principale: il nuovo ISOCELL HPC e la tecnologia DeepPix
La fotocamera principale utilizza come detto un sensore Samsung ISOCELL HPC da 200 Megapixel, sviluppato congiuntamente da OPPO e Samsung. Il formato è di 1/1,3 pollici, leggermente diverso dal sensore Sony LYT-828 da 1/1,28 pollici utilizzato dal Find X9 Pro. La focale equivalente passa da 23 a 24 millimetri, mentre l’apertura rimane f/1.5.
Non siamo quindi davanti a un incremento delle dimensioni del sensore. OPPO ha scelto piuttosto di intervenire sull’architettura interna e sulla capacità dei singoli pixel di gestire la luce.
La vera novità si chiama DeepPix, una tecnologia che punta ad aumentare la gamma dinamica intervenendo direttamente sulla struttura del pixel.
Pensiamo a un ritratto realizzato davanti a una finestra molto luminosa oppure a un paesaggio al tramonto. Il sensore deve gestire enormi differenze di intensità luminosa, evitando che il cielo diventi una superficie completamente bianca oppure che il soggetto si trasformi in una sagoma scura. DeepPix è progettato proprio per affrontare queste situazioni.
In definitiva, la fotocamera principale di Find X10 Pro Max non punta soltanto sulla maggiore risoluzione, ma su una gestione più evoluta della luce e sulle possibilità offerte da un sensore progettato specificamente per il dispositivo.





Ultragrandangolare: il salto generazionale più evidente
Se la fotocamera principale introduce un importante progresso tecnologico, l’ultragrandangolare rappresenta probabilmente il cambiamento più radicale rispetto al modello precedente. Il Find X9 Pro utilizzava un sensore Samsung JN5 da 50 Megapixel. Sul Find X10 Pro Max troviamo invece un Samsung ISOCELL HP5 da 200 Megapixel in formato 1/1,56 pollici, con apertura f/2.2 e un obiettivo equivalente a 13 millimetri. La risoluzione quadruplica, ma soprattutto aumenta la superficie sensibile alla luce rispetto alla generazione precedente.
Cresce in tal modo la capacità di acquisizione luminosa doppia, con benefici attesi nelle fotografie notturne e negli ambienti scarsamente illuminati. È un aspetto importante perché l’ultragrandangolare è spesso la fotocamera che soffre maggiormente quando la luce diminuisce. Le ottiche molto spinte sono difficili da progettare, devono mantenere una buona nitidezza anche ai margini e generalmente utilizzano sensori meno grandi di quelli principali. Con un sensore da 1/1,56 pollici, OPPO prova a ridurre proprio questa distanza qualitativa.
La scelta di portare a 200 MP anche l’ultragrandangolare appare quindi tutt’altro che un esercizio di marketing. È il tentativo di elevare una fotocamera generalmente secondaria allo stesso livello di attenzione progettuale riservato alla principale.


Teleobiettivo: 200 Megapixel, ottica periscopica e ingrandimenti più flessibili
Il teleobiettivo rappresentava già uno dei maggiori punti di forza del Find X9 Pro e, non a caso, OPPO conserva alcuni elementi fondamentali di quella configurazione. Anche sul nuovo modello troviamo un Samsung ISOCELL HP5 da 200 Megapixel, formato 1/1,56 pollici, con focale equivalente a 70 millimetri e apertura f/2.1.
L’obiettivo utilizza una struttura periscopica con stabilizzazione ottica. La lunghezza focale di 70 millimetri è particolarmente versatile. È sufficientemente lunga da comprimere moderatamente la prospettiva e isolare il soggetto, senza diventare eccessiva per i ritratti o le fotografie di oggetti a distanza intermedia. L’apertura f/2.1, associata a un sensore relativamente grande, permette inoltre di ottenere una separazione naturale fra soggetto e sfondo, senza affidarsi esclusivamente agli algoritmi di sfocatura della modalità Ritratto.
La risoluzione di 200 Megapixel consente di effettuare un ritaglio direttamente sul sensore, ottenendo immagini da 50 Megapixel con ingrandimento 6x. È una possibilità particolarmente utile perché permette di sfruttare due differenti inquadrature mantenendo un’elevata risoluzione di partenza.
Attenzione: il 6x non corrisponde a una seconda lente ottica dedicata. L’ingrandimento è ottenuto ritagliando la porzione centrale del sensore da 200 Megapixel, senza la necessità di interpolare i pixel per raggiungere i 50 Megapixel.
Il teleobiettivo mantiene anche la possibilità di mettere a fuoco a 10 centimetri di distanza, caratteristica che lo rende adatto alla tele-macro. Rispetto alla macro realizzata con un ultragrandangolare, questa modalità offre un vantaggio pratico evidente: si può riprendere un soggetto molto piccolo senza avvicinarsi eccessivamente con lo smartphone, riducendo il rischio di proiettare ombre o disturbare ciò che si sta fotografando.
È utile per fiori, insetti, dettagli di prodotti, oggetti e texture.
Per chi vuole spingersi oltre le focali integrate nello smartphone, OPPO ha previsto un accessorio particolarmente interessante: Hasselblad Teleconverter Kit.

Non sempre servono 200 Megapixel
Uno degli aspetti più intelligenti della configurazione fotografica riguarda la gestione della risoluzione nell’utilizzo quotidiano.
Scattare costantemente a 200 MP non sarebbe infatti particolarmente pratico. I file occupano più spazio, richiedono tempi di elaborazione differenti e, in numerose situazioni, una risoluzione così elevata non offre vantaggi percepibili.
OPPO utilizza quindi una pipeline di elaborazione che permette di ottenere immagini da 26 Megapixel per impostazione predefinita attraverso l’intervallo di zoom da 0,5x a 9,9x.
Il sistema punta a conservare una quantità elevata di dettaglio anche alle focali intermedie, senza costringere l’utente ad attivare manualmente modalità ad altissima risoluzione.
Quando la luminosità diminuisce, lo smartphone può passare automaticamente a 12 Megapixel utilizzando il pixel binning, cioè combinando le informazioni di più pixel per migliorare la qualità del segnale.
Per sfruttare l’intera risoluzione di 200 MP è invece necessario selezionare Hasselblad Hi-Res Mode e attivare l’apposita opzione.
È una distinzione che ci sentiamo di condividere sul piano progettuale: l’elevata risoluzione deve rappresentare uno strumento aggiuntivo, non un ostacolo alla rapidità di utilizzo.



LUMO True Image Engine: il tentativo di rendere le fotografie più naturali
Accanto ai tre sensori da 200 Megapixel, OPPO introduce il nuovo LUMO True Image Engine, probabilmente l’elemento più importante per comprendere la filosofia fotografica di Find X10 Pro Max.
Il punto di partenza è una considerazione condivisibile: negli ultimi anni la fotografia computazionale ha permesso agli smartphone di superare molti limiti fisici delle ottiche compatte, ma talvolta ha prodotto immagini eccessivamente elaborate.
Colori troppo saturi, contrasti esasperati, dettagli artificialmente accentuati e volti schiariti in maniera poco naturale sono alcuni degli effetti collaterali di un’elaborazione particolarmente aggressiva.
Con il nuovo motore LUMO, OPPO cerca di privilegiare la fedeltà alla scena originale, lavorando su tre aspetti: colore, tonalità e texture.
Il sistema utilizza una nuova True Color Camera multispettro a 24 canali, con sensore BSI da 3,2 milioni di pixel multispettro.
Rispetto al precedente sistema, che impiegava una rilevazione cromatica a nove canali, la nuova soluzione raccoglie informazioni molto più articolate sulla composizione della luce.









Un secondo intervento riguarda la gestione delle luci e delle ombre. La fotografia HDR degli smartphone tende spesso a rendere visibili contemporaneamente ogni dettaglio del cielo e delle zone scure, appiattendo però il contrasto naturale della scena.
È il caso di un tramonto nel quale il soggetto in primo piano appare illuminato quasi fosse mezzogiorno, mentre il cielo mantiene colori estremamente intensi. OPPO vuole ridurre questo effetto adottando un’elaborazione tonale ispirata alla modalità Hasselblad Master.
La nuova pipeline limita gli interventi più aggressivi di tone mapping locale, conservando maggiormente la differenza naturale fra aree luminose e zone in ombra.
Il terzo elemento riguarda la texture. LUMO True Image Engine interviene per ridurre l’eccesso di sharpening e contenere gli algoritmi di riduzione del rumore troppo aggressivi. La nuova filosofia di elaborazione mira a conservare le caratteristiche originali di superfici, tessuti, capelli e pelle.
Coerenza fra le tre fotocamere
Uno dei problemi più frequenti degli smartphone con più obiettivi riguarda la differenza di resa cromatica fra i sensori.
Lo stesso paesaggio può apparire più caldo con la fotocamera principale, più freddo con il teleobiettivo e più contrastato con l’ultragrandangolare.
OPPO ha progettato LUMO True Image Engine anche per ridurre queste differenze e mantenere una resa maggiormente uniforme passando da una focale all’altra.
Fotocamera frontale: 50 Megapixel con autofocus



Last but not leasi, c’è la fotocamera anteriore, che adotta un sensore Samsung ISOCELL JN5 da 50 Megapixel, formato 1/2,75 pollici, con focale equivalente a 18 millimetri, apertura f/2.0 e autofocus. Offre un angolo di campo di 100 gradi, particolarmente ampio e permette di includere più persone o una porzione maggiore dell’ambiente circostante.
Video
Se la fotografia rappresenta il principale terreno di innovazione, il reparto video è probabilmente quello nel quale Find X10 Pro Max mostra più chiaramente la volontà di avvicinarsi agli strumenti professionali. La caratteristica di maggiore rilievo è il supporto alla registrazione 4K a 60 fps, 4K a 120 fps e 8K a 30 fps su tutte e tre le fotocamere posteriori.
Una scelta che elimina molte delle limitazioni abitualmente presenti negli smartphone, dove le modalità video più avanzate sono spesso disponibili soltanto sulla fotocamera principale.
Poter registrare in 8K anche con l’ultragrandangolare e il teleobiettivo amplia notevolmente le possibilità creative. Permette di utilizzare differenti inquadrature mantenendo un’impostazione di acquisizione coerente e senza rinunciare alla risoluzione massima.
Il sistema supporta inoltre Dolby Vision HDR, sfruttando l’elaborazione del True Color Camera e di LUMO True Image Engine per conservare una resa cromatica uniforme. La tecnologia DeepPix interviene anche nella registrazione video. Il vantaggio può essere rilevante nella registrazione di spettacoli, concerti, soggetti in controluce oppure situazioni nelle quali convivono sorgenti luminose molto intense e zone scarsamente illuminate.
Open Gate: una funzione davvero professionale
Fra le caratteristiche più interessanti troviamo Open Gate Capture, disponibile in modalità Pro Video su tutte e tre le fotocamere posteriori. Questa funzione utilizza il sensore nella sua interezza, acquisendo maggiori informazioni ai margini dell’inquadratura. In tal modo, in fase di montaggio, registrando una scena con un’inquadratura più estesa, è possibile ricavare successivamente filmati destinati a formati differenti, per esempio il classico 16:9 orizzontale oppure il 9:16 verticale utilizzato da Instagram Reels e YouTube Shorts.
È una possibilità preziosa per creator e professionisti che devono distribuire lo stesso contenuto su più piattaforme.
Open Gate supporta anche O Log2, ma presenta un limite operativo da tenere presente: quando viene attivato, la stabilizzazione elettronica EIS viene disabilitata, mentre rimane attiva quella ottica OIS sulle fotocamere che ne sono dotate.

Audio
La dotazione audio comprende due altoparlanti stereo simmetrici di grandi dimensioni, progettati per offrire una scena sonora ampia e bilanciata. La configurazione è adatta tanto alla fruizione di film e contenuti multimediali quanto al gaming, dove la separazione dei canali può contribuire a una migliore percezione spaziale.
Il dispositivo integra inoltre quattro microfoni, una dotazione coerente con l’attenzione riservata alla registrazione video e alla produzione di contenuti.
La documentazione tecnica non fornisce misurazioni acustiche dettagliate, come pressione sonora massima, distorsione o risposta in frequenza. Non sarebbe quindi corretto attribuire al nuovo modello un miglioramento qualitativo rispetto al Find X9 Pro senza una verifica diretta. Resta comunque una configurazione completa, adeguata al posizionamento di fascia alta del prodotto.
Merita una segnalazione anche il sistema aptico X-axis 0816C, che permette di accompagnare digitazione, navigazione e gaming con una risposta tattile più articolata rispetto ai tradizionali motori di vibrazione.
Batteria
Sul nuovo Find X10 Pro Max troviamo una batteria al Silicio Carbonio con capacità di 7.150 mAh che, nella prova pratica, ha sempre assicurato un’interminabile giornata lavorativa e, in caso di utilitto meno intensivo, fino a 2 giorni di autonomia. Qui entra in gioco anche la migliorata efficienza del Dimensity 9600 Pro a 2 nanometri che rappresenta un ulteriore fattore potenzialmente favorevole ai consumi e non fa certo rimpiangere la batteria leggermente più potente del modello dello scorso anno. Il Find X10 Pro Max supporta la ricarica cablata 80W SUPERVOOC, la ricarica wireless 50W AIRVOOC e la ricarica inversa, sia via cavo sia senza fili.
Una novità particolarmente utile riguarda il supporto alla ricarica USB Power Delivery fino a 55W con alimentatori compatibili di terze parti.
Il nostro giudizio su OPPO Find X10

OPPO Find X10 Pro Max rappresenta un’evoluzione importante della famiglia Find, soprattutto perché sposta l’attenzione dalla singola fotocamera di eccellenza a un sistema fotografico più omogeneo e articolato.
Con Find X9 Pro, il teleobiettivo da 200 Megapixel aveva già rappresentato uno degli elementi distintivi del prodotto. Ora OPPO porta la stessa risoluzione anche sulla fotocamera principale e sull’ultragrandangolare, realizzando una configurazione che punta a offrire maggiore libertà creativa lungo l’intero intervallo delle focali.
È una scelta tecnicamente ambiziosa, che non va interpretata come una corsa ai megapixel. Il vero valore del progetto risiede nella combinazione fra sensori di grandi dimensioni, ottiche sviluppate con Hasselblad, nuova tecnologia DeepPix e motore di elaborazione LUMO True Image Engine.
In particolare, la scelta di privilegiare tonalità naturali, incarnati credibili e texture meno artificiali indica una direzione interessante per la fotografia mobile, in un periodo nel quale l’elaborazione computazionale tende spesso a diventare fin troppo evidente.
Convincente, a nostro parere, anche l’impostazione del reparto video che annovera le oprioni di registrazione 4K a 120 fps e 8K a 30 fps su tutte le fotocamere posteriori, Open Gate, O Log2, supporto alle LUT e integrazione con Blackmagic Camera compongono una dotazione che va decisamente oltre le esigenze dell’utente medio.
Sul fronte puramente prestazionale, il chipset Dimensity 9600 Pro a 2 nanometri assicura prestazioni elevate e consumi contenuti mentre la ColorOS 17 aggiunge funzionalità di intelligenza artificiale che arricchiscono in modo concreto l’interazione con il dispositivo.
Un paio di aspetti introducono un’ombra sulla valutazione complessiva. La batteria passa dai 7.500 mAh del Find X9 Pro a 7.150 mAh e la configurazione di memoria dichiarata scende da 16 a 12 GB di RAM. Inoltre, una parte delle funzioni AI più avanzate non sarà disponibile immediatamente in tutti i mercati, mentre altre arriveranno attraverso aggiornamenti successivi.
Sono elementi che non annullano i progressi del progetto, ma ricordano come l’evoluzione di uno smartphone non sia necessariamente lineare in ogni singola caratteristica.
Il prezzo è di quelli importanti: 1.799,99 euro nelle colorazioni Luna White e Titanium Grey. C’è un’offerta fino al 25 ottobre che permette, con 0,99 centesimi, di avere un voucher del valore di 150 euro da utilizzarsi dal 21 ottobre al 30 novembre per l’acquisto dei prodotti Find X10 Series su oppostore.
Find X10 Pro Max si conferma come uno dei progetti fotografici più interessanti di questa generazione, non tanto perché dispone di tre sensori da 200 Megapixel, quanto perché prova a utilizzare questa enorme quantità di informazioni per costruire un’esperienza fotografica più coerente, flessibile e naturale.
Una cosa, però, emerge già con chiarezza dalla progettazione: OPPO non ha realizzato Find X10 Pro Max pensando soltanto a chi desidera scattare fotografie migliori con il proprio smartphone. Ha costruito un dispositivo che vuole avvicinare il mondo della fotografia e della produzione video professionale alla semplicità d’uso e alla versatilità di un telefono di ultima generazione.

