Huawei Cina

I produttori di chip americani fanno pressione affinché sia tolto il ban a Huawei

Nelle ultime ore diversi report hanno tentato di fare una valutazione dei danni che Huawei potrebbe subire dal ban americano sui suoi prodotti, derivato dall’inserimento della società cinese nella Entity List, l’elenco delle aziende che non possono avere rapporti commerciali con i brand americani.

Si ritiene che, come conseguenza di tale vicenda, Huawei potrebbe subire un danno ingente e duraturo e vedere le sue vendite crollare del 40/60%.

Tuttavia, è bene ricordare che anche i fornitori statunitensi di Huawei corrono il rischio altissimo di perdere grandi quantità di denaro in seguito all’ordine esecutivo del Presidente Trump.

Per tale motivo, secondo quanto riporta l’agenzia Reuters, i produttori di chip statunitensi, tra cui Intel, Qualcomm e Xilinx Inc, starebbero facendo pressioni sul governo statunitense nel tentativo di allentare il divieto imposto a Huawei.
I dirigenti di Intel e Xilinx Inc si sarebbero incontrati con il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti a fine maggio per discutere la decisione dell’amministrazione Trump di inserire Huawei nella “Entity List”, che ha di fatto vietato alle società statunitensi di negoziare con il marchio cinese

Secondo altre fonti, Qualcomm avrebbe incontrato il Dipartimento del Commercio per discutere la questione. La Semiconductor Industry Association ha confermato di aver organizzato incontri con il governo degli Stati Uniti per conto dei produttori di chip.
Da un lato i chipmaker americani non negano la potenziale minaccia alla sicurezza nazionale che la tecnologia di rete 5G di Huawei potrebbe presentare. Dall’altro, però, sostengono che i server e gli smartphone della società cinese utilizzano componenti comunemente disponibili e che quindi difficilmente potrebbero rappresentare un rischio.

Ovviamente, le discussioni in corso tenderebbero a prevenire una potenziale perdita di miliardi di entrate da parte delle aziende americane, qualora il ban fosse confermato e portato all’estremo.
Non si tratta di aiutare Huawei, ma di prevenire danni alle aziende americane“, ha detto una delle fonti a Reuters.

Il rapporto afferma inoltre che “dei 70 miliardi di dollari che Huawei ha speso per l’acquisto di componenti nel 2018, circa 11 miliardi sono stati versati nelle casse di società statunitensi tra cui Qualcomm, Intel e Micron Technology Inc.
Il produttore di chip Broadcom (la cui proprietà fa riferimento a Singapore ma la cui sede operativa è negli States) ha già registrato un calo dei ricavi nel secondo trimestre e ha rivisto al ribasso le aspettative per il resto dell’anno, a causa del bando imposto dal Governo americano.

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Massimo Morandi

Giornalista, milanese, appassionato di tecnologia, dirige il mensile Cellulare Magazine dal 1998. Ama viaggiare, la buona cucina e il calcio.