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Samsung taglia del 20% la produzione dei Galaxy A: la crisi delle memorie colpisce la fascia economica

Samsung si prepara a ridurre del 20% la produzione degli smartphone Galaxy A nel quarto trimestre del 2026, una decisione che potrebbe avere conseguenze importanti sul mercato dei dispositivi di fascia media ed economica. Alla base ci sarebbe soprattutto l’aumento dei prezzi delle memorie, ormai diventate una delle componenti più costose degli smartphone, insieme alle crescenti difficoltà di approvvigionamento dei materiali utilizzati nell’industria elettronica.

Secondo quanto riportato dalla testata coreana Electronic Times, Samsung avrebbe già comunicato ai propri fornitori una revisione dei volumi produttivi. Il taglio riguarda il periodo ottobre-dicembre e viene calcolato rispetto ai piani industriali definiti all’inizio dell’anno, non rispetto alla produzione dello stesso trimestre del 2025.

Dieci milioni di Galaxy A in meno nel 2026

Una fonte vicina alla catena di approvvigionamento sostiene che gli ordini di componenti destinati alla serie Galaxy A siano stati ridotti di circa il 20% rispetto alla programmazione iniziale. Su base annua, la revisione si tradurrebbe in circa 10 milioni di smartphone in meno.

Le prospettive non sembrano migliori per il prossimo anno. Secondo un’altra fonte industriale, Samsung starebbe valutando un’ulteriore riduzione della produzione dei Galaxy A, superiore al 10% nel 2027.

Si tratta di numeri particolarmente significativi perché la famiglia Galaxy A rappresenta circa il 70% delle spedizioni complessive di smartphone Samsung. Modelli come Galaxy A57, Galaxy A37 e Galaxy A17 costituiscono infatti la base dei volumi commerciali del produttore coreano, che distribuisce annualmente tra 230 e 240 milioni di telefoni.

Samsung non ha ancora confermato ufficialmente il piano di riduzione.

Le memorie pesano per oltre la metà del costo di alcuni smartphone

Il problema principale è il rincaro dei semiconduttori di memoria, alimentato dalla domanda crescente legata all’intelligenza artificiale. Secondo le fonti coreane, in alcuni smartphone economici e di fascia media RAM e memoria di archiviazione arriverebbero a rappresentare oltre il 50% dei costi di produzione.

Una situazione difficile da sostenere per dispositivi caratterizzati da margini già relativamente contenuti.

Le difficoltà non riguardano soltanto le memorie. Anche i materiali necessari alla produzione dei circuiti stampati (PCB) e dei condensatori ceramici multistrato (MLCC) vengono sempre più spesso destinati ai semiconduttori per l’intelligenza artificiale, un settore economicamente più remunerativo.

Samsung era riuscita finora a contenere meglio di alcuni concorrenti cinesi le conseguenze di questi rincari, grazie a una maggiore capacità di approvvigionamento. Il protrarsi delle tensioni sui prezzi e sulle forniture starebbe però rendendo necessario un cambiamento di strategia.

Samsung privilegia Galaxy S e Galaxy Z

La risposta sarebbe una progressiva riallocazione delle componenti disponibili verso i prodotti con margini superiori, in particolare Galaxy S e Galaxy Z, la famiglia degli smartphone pieghevoli.

In sostanza, Samsung preferirebbe destinare risorse sempre più costose ai modelli premium, anziché continuare a sostenere grandi volumi produttivi nella fascia economica, dove recuperare l’aumento dei costi attraverso il prezzo finale è decisamente più difficile.

La scelta arriverebbe in un momento complicato per la divisione Mobile eXperience, che secondo le indiscrezioni starebbe affrontando una contrazione della redditività tale da far temere una perdita su base annua.

La riduzione dei Galaxy A potrebbe inoltre influire sulla competizione con Apple per il primato mondiale nelle spedizioni. Secondo una previsione pubblicata da Counterpoint Research ad agosto, Samsung avrebbe potuto chiudere il 2026 davanti alla rivale per appena 0,1 punti percentuali. Un margine talmente ridotto da rendere potenzialmente decisivo anche un taglio relativamente contenuto dei volumi.

Smartphone più cari, ma con caratteristiche inferiori

Le conseguenze potrebbero ricadere direttamente sui consumatori. Una produzione inferiore, associata a costi industriali più elevati, rischia infatti di tradursi in prezzi di lancio superiori per i futuri smartphone economici.

C’è anche un secondo scenario, altrettanto poco favorevole: per contenere i costi, alcuni produttori potrebbero scegliere display e fotocamere meno evoluti, commercializzando comunque i nuovi modelli a prezzi superiori rispetto ai predecessori.

È un rischio che Counterpoint aveva già evidenziato nei mesi scorsi e che assume ora una dimensione concreta, considerando il peso commerciale della serie Galaxy A.

La questione va quindi oltre la strategia di un singolo produttore. Se persino Samsung, uno dei protagonisti mondiali nella produzione di memorie, è costretta a rivedere i propri volumi, significa che l’aumento dei costi dei componenti sta modificando gli equilibri economici dell’intero mercato smartphone.

Per la fascia economica si prospetta un periodo particolarmente difficile: meno prodotti, prezzi più elevati e un rapporto tra dotazione tecnica e costo d’acquisto che rischia di peggiorare proprio nei segmenti dove i consumatori sono più sensibili alla spesa.

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