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Crisi delle RAM: secondo un ricercatore “Abbiamo spazzato via 20 anni di progressi”

L’aumento dei prezzi dei componenti informatici e dei dispositivi elettronici continua senza sosta da diversi mesi e, secondo alcuni esperti del settore, il mercato avrebbe perso quasi vent’anni di progressi in termini di riduzione dei costi. La crisi che interessa RAM e memorie di archiviazione continua infatti a incidere sull’intera industria tecnologica, dai componenti ai prodotti destinati ai consumatori.

L’impatto non riguarda soltanto moduli RAM e SSD, ma anche PC, smartphone, tablet e console per videogiochi. Secondo le previsioni degli analisti, la situazione difficilmente migliorerà prima del 2028, mentre il 2027 potrebbe rappresentare il periodo più difficile per il mercato, pur segnando l’inizio di una graduale inversione della tendenza.

La crisi della RAM riporta i prezzi ai livelli del 2007

Tra le voci più autorevoli intervenute sul tema c’è Daniel Lemire, sviluppatore e docente di informatica presso l’Università TÉLUQ, oltre che professore associato all’Università del Québec a Montréal. In un’analisi pubblicata sui social, Lemire definisce l’attuale situazione una vera e propria “anomalia storica”.

Secondo i dati condivisi dal ricercatore, dalla fine del 2025 il prezzo della memoria RAM è quasi triplicato, mentre quello della memoria NAND Flash è aumentato di circa il doppio. Un andamento che interrompe una tendenza consolidata da decenni, durante i quali il costo dell’hardware informatico diminuiva costantemente grazie all’evoluzione tecnologica.

Lemire sostiene che la crescita della domanda legata all’intelligenza artificiale abbia di fatto cancellato circa vent’anni di progressi. I grafici pubblicati mostrano infatti come il costo della RAM per gigabyte sia tornato su livelli paragonabili a quelli registrati nel 2007, invertendo una dinamica che sembrava ormai consolidata.

L’intelligenza artificiale assorbe tutta la produzione

Alla base della crisi c’è la richiesta sempre più elevata di memoria da parte dei grandi operatori che gestiscono infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale. Gli hyperscaler continuano infatti ad acquistare enormi quantità di RAM e memorie NAND per alimentare data center e sistemi destinati all’addestramento e all’esecuzione dei modelli AI, lasciando una disponibilità molto più limitata per il resto del mercato.

Secondo Daniel Lemire, le possibili soluzioni sono sostanzialmente due: sviluppare modelli di intelligenza artificiale che richiedano molta meno memoria oppure incrementare rapidamente la capacità produttiva mondiale, così da soddisfare una domanda che continua a crescere.

Al momento, tuttavia, non sembrano esserci segnali di un cambiamento imminente. I principali fornitori di infrastrutture AI continuano a investire massicciamente nelle memorie HBM e nelle NAND Flash, considerate fondamentali per le attività di inferenza che oggi dominano il settore.

Quando potrebbe finire la crisi dei componenti

L’offerta continua a essere insufficiente rispetto alla domanda e, settimana dopo settimana, gli analisti rivedono le proprie stime sulla durata della crisi. Per questo motivo una normalizzazione del mercato appare ancora lontana e il settore tecnologico dovrà probabilmente convivere con prezzi elevati ancora per diversi trimestri.

Esiste però un’ipotesi che alcuni osservatori continuano a prendere in considerazione: un eventuale rallentamento della crescita dell’intelligenza artificiale o lo scoppio della cosiddetta “bolla AI” potrebbe ridurre improvvisamente la pressione sulla domanda di memorie. Al momento, tuttavia, si tratta soltanto di uno scenario teorico e non di una prospettiva concreta nel breve periodo.

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