Presentata durante l’Android Show del 12 maggio, Gemini Intelligence rappresenta la nuova grande offensiva di Google nel settore dell’intelligenza artificiale su smartphone Android. Sulla carta promette funzioni avanzate, automazioni intelligenti e un’esperienza profondamente integrata nel sistema operativo.
La realtà, però, è molto meno universale di quanto lasci intendere la presentazione ufficiale. Come evidenziato da Android Authority, soltanto una piccola parte degli smartphone Android sarà realmente compatibile con queste nuove funzioni.
Servono smartphone molto potenti per usare Gemini Intelligence
Google specifica chiaramente sul proprio sito che le funzioni di Gemini Intelligence saranno disponibili soltanto sui “telefoni Android più avanzati”. Tradotto in termini tecnici: serviranno almeno 12 GB di RAM, un processore di fascia alta compatibile e la capacità di eseguire il modello AI nano-v3 direttamente sul dispositivo.
Questo requisito taglia fuori una quantità enorme di smartphone attualmente in commercio.
Secondo l’elenco pubblicato da Google, risultano pienamente compatibili soltanto alcuni modelli recenti come Pixel 10, Galaxy S26 e pochi smartphone Oppo, OnePlus o Honor Magic 8 Pro. Persino dispositivi premium dal costo superiore ai 1000 euro, come Galaxy Z Fold 7 o Xiaomi 17 Ultra, non compaiono tra quelli supportati.
In pratica, molte delle funzioni mostrate durante l’evento — come la compilazione automatica intelligente dei moduli o la navigazione assistita tramite Gemini in Chrome — resteranno inizialmente accessibili solo a una ristretta fascia di utenti.
Il problema della RAM rischia di peggiorare la situazione
A rendere il quadro ancora più complicato c’è l’attuale crisi del mercato della RAM. I prezzi dei moduli di memoria continuano ad aumentare a causa della fortissima domanda generata dall’intelligenza artificiale e dai data center.
Paradossalmente, proprio l’espansione dell’AI sta contribuendo a rendere più costosi gli smartphone necessari per utilizzare le nuove funzioni AI.
Molti produttori starebbero infatti valutando di ridurre la quantità di RAM nei futuri dispositivi per contenere i costi di produzione. Una scelta che potrebbe limitare ulteriormente la diffusione di Gemini Intelligence nei prossimi anni.
È una situazione quasi ironica: l’intelligenza artificiale divora talmente tante risorse da rendere più difficile l’accesso all’intelligenza artificiale stessa. Un gigantesco serpente tecnologico che si morde la coda con entusiasmo algoritmico.
Google punta sull’élite degli smartphone Android
Oltre alla soglia minima di memoria, Google parla genericamente anche di chip “di fascia alta”, senza chiarire con precisione quali processori saranno realmente compatibili.
Questo lascia intuire che Gemini Intelligence potrebbe restare per molto tempo una funzione esclusiva destinata ai dispositivi più costosi del mercato Android.
La situazione potrebbe cambiare nei prossimi anni con hardware più potente ed economico, ma almeno nella fase iniziale Google sembra intenzionata a trasformare Gemini Intelligence in una sorta di club privato per smartphone premium.
Nel frattempo, molti utenti Android rischiano di osservare queste nuove funzioni AI da lontano, come spettatori davanti alla vetrina di un laboratorio futuristico dove il futuro è già arrivato… ma soltanto per chi possiede abbastanza RAM.

