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Mercato tablet in crisi: vendite giù del 23%, Apple e Samsung perdono terreno. Solo Lenovo cresce

Il mercato mondiale dei tablet sta attraversando una fase particolarmente difficile. Secondo gli ultimi dati di Omdia, nel terzo trimestre del 2026 sono stati spediti 32 milioni di tablet, il 23% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. È il risultato peggiore da quasi tre anni, con Apple e Samsung che continuano a guidare il settore, ma registrano entrambe un forte calo. L’unica eccezione tra i cinque principali produttori è Lenovo, che riesce invece a crescere.

La situazione è particolarmente negativa in Medio Oriente, Cina ed Europa occidentale, dove le vendite hanno subito contrazioni superiori alla media globale. Dopo il -10% del secondo trimestre, il mercato registra dunque un nuovo peggioramento, legato sia alle difficoltà nella disponibilità dei componenti sia a una domanda sempre più debole.

Apple rimane prima, Samsung seconda. Lenovo è la sorpresa

Apple conserva saldamente la leadership mondiale, ma le spedizioni degli iPad sono diminuite del 28% rispetto al terzo trimestre 2025. La quota di mercato dell’azienda è scesa dal 38,2% al 36%, corrispondente a circa 11,5 milioni di dispositivi distribuiti. Un arretramento superiore a quello complessivo del settore, che dimostra come anche gli iPad stiano risentendo della crisi.

Samsung mantiene la seconda posizione con 5,4 milioni di tablet spediti, in calo del 22%, e una quota di mercato del 16,9%. Nemmeno l’arrivo dei nuovi modelli è riuscito a contrastare le difficoltà di un mercato condizionato anche dalla disponibilità dei componenti.

La vera sorpresa è Lenovo, unico produttore della top five a chiudere il trimestre in positivo. Con 4,1 milioni di tablet spediti, l’azienda cresce del 12% e porta la propria quota di mercato dall’8,7% al 12,7%. A trainare i risultati sono soprattutto i tablet tradizionali, mentre quelli con tastiera separabile hanno registrato un calo significativo. Lenovo è cresciuta in quasi tutte le regioni, con l’eccezione di Europa e America Latina.

Xiaomi si conferma quarta con 2,3 milioni di unità e un calo dell’11%, riuscendo comunque ad aumentare leggermente la propria quota di mercato al 7,3%, grazie soprattutto ai risultati ottenuti in America Latina.

Più pesante la situazione di Huawei, che chiude la classifica dei primi cinque produttori con 1,8 milioni di tablet spediti e un crollo del 43% rispetto al 2025. L’azienda registra comunque una crescita nell’Europa centrale e orientale e nella regione Asia-Pacifico.

I nuovi tablet non bastano più a convincere gli utenti

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda la scarsa efficacia dei nuovi lanci nel rilanciare le vendite. Nella seconda metà dell’anno sono arrivati prodotti importanti, come i Samsung Galaxy Tab S12, l’iPad mini con schermo OLED e la serie Xiaomi Pad 9. Anche Huawei, HONOR, OnePlus e realme hanno presentato nuovi dispositivi, ma senza riuscire a cambiare l’andamento del mercato.

Secondo Himani Mukka, Research Manager di Omdia, il problema è duplice. Da una parte, la crescente difficoltà nel reperire componenti sta spingendo i produttori a dare meno priorità ai tablet. Dall’altra, queste limitazioni rendono più complicato introdurre miglioramenti davvero significativi tra una generazione e quella successiva.

Per chi possiede già un tablet funzionante, quindi, le novità spesso non sembrano sufficienti a giustificare l’acquisto di un nuovo modello. Display migliori, processori più potenti e funzioni aggiuntive non sempre modificano concretamente l’esperienza quotidiana, soprattutto quando il dispositivo viene utilizzato per navigare, guardare video, leggere o gestire le applicazioni più comuni.

La ripresa? Secondo Omdia bisognerà aspettare il 2028

Le previsioni non sono particolarmente incoraggianti. Omdia ritiene che nel 2027 le difficoltà legate alla disponibilità dei componenti potrebbero aggravarsi ulteriormente, rendendo improbabile una ripresa significativa delle vendite prima del 2028.

Il mercato dei tablet si trova così davanti a un problema che riguarda direttamente anche i consumatori: i dispositivi attuali sono sufficientemente longevi e, in molti casi, le differenze tra un modello e quello successivo non sono così evidenti da spingere alla sostituzione.

Per convincere gli utenti a tornare nei negozi, i produttori dovranno quindi proporre qualcosa di più di un semplice aggiornamento delle caratteristiche tecniche. E i numeri di Omdia dimostrano che, almeno per ora, non ci stanno riuscendo.

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