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Samsung verso il più grande sciopero della sua storia: il nodo sono i bonus della divisione chip

Samsung si trova di fronte a una delle crisi interne più delicate della sua storia recente. La divisione memorie ha chiuso il primo trimestre con vendite record, sostenuta dal boom dell’intelligenza artificiale e dalla forte domanda di DRAM e HBM, ma proprio questi risultati stanno alimentando tensioni crescenti all’interno dell’azienda.

Il confronto riguarda la divisione Device Solutions, che comprende tre aree strategiche: il business delle memorie, la divisione System LSI, responsabile della progettazione dei chipset, e il ramo foundry, che produce chip per Samsung e per clienti esterni. La crescita record delle memorie non si sta distribuendo in modo omogeneo tra le diverse unità, e questo ha aperto uno scontro sui bonus e sulla ripartizione dei profitti.

Lo sciopero potrebbe coinvolgere 48.000 dipendenti

Samsung rischia ora il più grande sciopero della sua storia. Circa 48.000 dipendenti minacciano di incrociare le braccia a partire da oggi giovedì 21 maggio, salvo un accordo dell’ultimo minuto o un intervento del governo sudcoreano. La mobilitazione dovrebbe durare 18 giorni.

Il punto centrale della vertenza non riguarda solo il livello complessivo dei compensi, ma il metodo con cui vengono calcolati e distribuiti i premi di performance. Il sindacato chiede l’abolizione del tetto attuale sui bonus, che limita i pagamenti al 50% dello stipendio annuo del dipendente, e propone che Samsung destini ai bonus il 15% dell’utile operativo annuale.

Il confronto con SK Hynix pesa sul negoziato

A rendere più teso il confronto è anche il paragone con SK Hynix, secondo produttore mondiale di DRAM dopo Samsung e diretto beneficiario del ciclo positivo legato all’AI. Anche SK Hynix sta registrando profitti elevati, ma ha scelto di condividerli in modo più ampio con i dipendenti, rimuovendo di recente il tetto ai bonus.

Lo scorso anno, questa scelta ha portato i lavoratori di SK Hynix a ricevere premi fino a tre volte superiori rispetto ai colleghi di Samsung. La differenza ha aumentato il malcontento interno e, secondo quanto emerso, avrebbe già contribuito al passaggio di alcuni dipendenti da Samsung a SK.

La divisione memorie corre, LSI e foundry restano indietro

La situazione è resa più complessa dalla struttura della divisione Device Solutions. Se il business delle memorie sta vivendo una fase eccezionalmente positiva, le attività System LSI e foundry non stanno ottenendo gli stessi risultati.

Samsung vorrebbe quindi concentrare i bonus più elevati sui dipendenti della divisione memorie, circa 27.000 persone. Secondo questa impostazione, i lavoratori delle memorie potrebbero ricevere premi almeno sei volte superiori rispetto ai colleghi delle aree LSI e foundry.

Il sindacato considera questa distribuzione ingiusta e teme che possa accentuare le divisioni interne, spingendo i dipendenti meno premiati a cercare opportunità altrove. Il rischio non è soltanto sindacale, ma anche industriale: in un mercato dei semiconduttori sempre più competitivo, la perdita di competenze qualificate può avere effetti diretti sulla capacità di innovazione e sulla continuità produttiva.

L’impatto potenziale sull’economia sudcoreana

Il caso Samsung ha anche una dimensione macroeconomica. Il gruppo rappresenta quasi un quarto delle esportazioni della Corea del Sud, un peso che rende ogni possibile interruzione produttiva un tema nazionale.

Secondo un funzionario anonimo della banca centrale citato nel report, l’economia sudcoreana era attesa in crescita del 2% quest’anno, ma fino a 0,5 punti percentuali di questa crescita potrebbero essere messi a rischio dallo sciopero. L’impatto potrebbe restare contenuto se la mobilitazione si fermasse entro i 18 giorni previsti, ma diventerebbe più rilevante in caso di prolungamento.

Samsung ottiene una parziale ingiunzione

Per limitare i rischi sulle attività essenziali, Samsung ha chiesto che 7.087 dipendenti restino al proprio posto durante lo sciopero, così da preservare le funzioni critiche degli stabilimenti ed evitare danni alle linee produttive. Lunedì un tribunale ha accolto parzialmente la richiesta dell’azienda.

Resta sul tavolo anche l’ipotesi di un intervento del governo. Le autorità sudcoreane possono ricorrere a un arbitrato d’emergenza, che sospenderebbe lo sciopero per 30 giorni e darebbe al governo il tempo di mediare tra Samsung e il sindacato.

La vertenza arriva in un momento complesso per l’industria dei semiconduttori. Il boom dell’AI sta spingendo la domanda di memoria e sta rafforzando i risultati finanziari dei principali produttori, ma allo stesso tempo sta rendendo più evidente il tema della distribuzione dei profitti all’interno delle aziende. Per Samsung, la sfida è ora trovare un equilibrio tra sostenibilità industriale, competitività interna e tenuta sociale della propria forza lavoro.

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