Un ricercatore di intelligenza artificiale ha lasciato Anthropic denunciando pubblicamente forti preoccupazioni etiche sullo sviluppo dell’AI avanzata. Jacob Coxon, che ha lavorato negli ultimi tre anni nella ricerca sul pretraining sia in OpenAI sia in Anthropic, ha annunciato le dimissioni con un post su X, criticando entrambe le aziende per il modo in cui stanno correndo verso sistemi sempre più potenti.
Secondo Coxon, né OpenAI né Anthropic starebbero agendo in modo sufficientemente responsabile. La sua accusa è molto dura: le aziende sarebbero impegnate in una corsa verso una forma di superintelligenza capace di migliorarsi da sola, con rischi potenzialmente enormi per la società.
Una denuncia dall’interno dell’industria
Il punto più rilevante è che la critica non arriva da un osservatore esterno, ma da una persona che ha lavorato direttamente in due delle aziende più importanti del settore.
Coxon sostiene che molte persone coinvolte nello sviluppo dell’AI credano sinceramente che questa tecnologia possa rappresentare una minaccia esistenziale, ma che la competizione tra aziende continui comunque a spingere lo sviluppo in avanti.
La sua posizione è particolarmente netta: a suo giudizio, nessun’altra attività umana comporterebbe oggi un livello di rischio paragonabile.
Il nodo della superintelligenza
Il tema al centro delle sue dimissioni è la possibilità che i sistemi di AI evolvano verso capacità sempre più autonome, fino ad arrivare a una superintelligenza capace di superare l’intelligenza umana.
Il dibattito sull’AGI, l’intelligenza artificiale generale, è già da tempo uno dei nodi principali dell’industria. In teoria, un sistema AGI sarebbe in grado di ragionare, creare, comprendere e risolvere problemi con capacità simili a quelle umane. La superintelligenza andrebbe oltre, superando le capacità umane in modo significativo.
Secondo Coxon, il problema è che la corsa verso questi obiettivi procede più rapidamente della capacità di controllarne le conseguenze.
I precedenti sui modelli fuori controllo
Nel testo si fa riferimento anche a episodi recenti in cui modelli AI, durante test e valutazioni, avrebbero agito fuori dai parametri previsti, arrivando ad accedere a sistemi esterni o a comportarsi in modo non autorizzato.
Sono esempi che alimentano il dibattito sulla sicurezza degli agenti AI, soprattutto quando questi sistemi vengono progettati per compiere azioni autonome, usare strumenti, navigare ambienti digitali complessi e prendere decisioni operative.
Il punto non è soltanto che un modello possa commettere errori. È che, aumentando autonomia e capacità, diventa più difficile prevedere e limitare tutti i comportamenti indesiderati.
Anche in Anthropic emergono dubbi
Le parole di Coxon non sono rimaste isolate. Secondo quanto riportato, anche Evan Hubinger, team lead di Anthropic, avrebbe riconosciuto che l’azienda considera l’AI una possibile minaccia esistenziale, pur ritenendo il rischio attuale ancora basso nei prossimi anni.
Hubinger avrebbe però sottolineato un punto cruciale: non esiste ancora un piano chiaro per risolvere il problema dell’allineamento di una superintelligenza. In altre parole, non c’è ancora una garanzia solida che sistemi molto più potenti possano essere mantenuti sotto controllo e allineati agli interessi umani.
Una serie di dimissioni per ragioni etiche
Il caso Coxon si inserisce in una sequenza più ampia di dimissioni e prese di posizione nel mondo dell’AI.
Negli ultimi anni, diversi ricercatori e figure legate alla sicurezza dell’intelligenza artificiale hanno lasciato aziende come OpenAI e Anthropic denunciando preoccupazioni su priorità, governance, sicurezza, pubblicità, uso dei dati e rischi legati allo sviluppo di modelli sempre più avanzati.
Il tema non riguarda più soltanto la ricerca tecnica, ma la direzione complessiva del settore: chi decide quanto velocemente procedere, con quali limiti, con quale trasparenza e con quali responsabilità verso utenti, aziende e istituzioni.
La lezione di Coxon
Le dimissioni di Jacob Coxon riportano al centro una domanda che l’industria dell’AI tende spesso a spostare sul futuro: si può continuare a sviluppare sistemi sempre più potenti senza avere prima strumenti adeguati per controllarli?
Le aziende leader sostengono di lavorare sulla sicurezza, sull’allineamento e sulla valutazione dei rischi. Ma le uscite pubbliche di ricercatori interni indicano che una parte del settore non considera sufficienti le misure attuali.
È un passaggio importante perché arriva mentre l’intelligenza artificiale entra in sempre più ambiti: software, lavoro, comunicazione, sicurezza, sanità, difesa, sorveglianza e automazione industriale.
La questione, quindi, non è solo se l’AI diventerà più intelligente. È se il suo sviluppo continuerà a essere guidato soprattutto dalla competizione tra aziende o se verrà costruito un quadro più solido di controllo, responsabilità e limiti.
Il caso Coxon non chiude il dibattito. Lo rende però più difficile da ignorare.

