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Vittorio Colao: la regolamentazione frena l’AI in Europa, ma non tutte le norme allo stesso modo

La regolamentazione sta rallentando lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in Europa, ma sarebbe sbagliato trattare tutte le norme allo stesso modo. È il messaggio portato da Vittorio Colao, ex amministratore delegato di Vodafone e oggi vicepresidente per Europa, Medio Oriente e Africa di General Atlantic, intervenuto a Torino durante Wave by Vento.

Intervistato sul palco da Ian King, giornalista e presenter di The Times, Colao ha risposto senza esitazioni alla domanda se la regolamentazione stia frenando l’AI europea.

«Ma succede in modi diversi e non possiamo mettere tutto nello stesso calderone», ha affermato Colao.

La posizione dell’ex ministro è quindi critica, ma selettiva: alcune regole andrebbero semplificate, altre difese, altre ancora ripensate perché difficili da applicare nella pratica.

GDPR problematico, copyright da proteggere

Secondo Colao, il recente pacchetto omnibus dell’Unione Europea ha contribuito a semplificare il quadro normativo, ma non abbastanza. Sul GDPR il giudizio è netto: ha rappresentato un problema per lo sviluppo del settore.

«Quindi, quando le aziende di AI si lamentano delle leggi sul copyright, io dico: scusate ragazzi, volete che permetta di rubare?»

Diversa invece la posizione sul copyright. Colao si schiera dalla parte dei creator e considera necessario proteggere la proprietà intellettuale e il valore del lavoro creativo.

Il messaggio è chiaro: l’innovazione non può diventare un alibi per eliminare le tutele sulla proprietà intellettuale.

AI Act: buone intenzioni, implementazione troppo complessa

Molto più critico il giudizio sull’AI Act. Secondo Colao, il problema non sarebbe tanto l’intenzione originaria della normativa quanto la sua complessità operativa.

«Buone intenzioni, troppo complicato da applicare e ora non siamo in grado di implementarlo».

Il tema non è nuovo. Colao si inserisce in un dibattito che vede diverse figure dell’industria tecnologica criticare la difficoltà di tradurre il quadro normativo europeo in regole applicabili con la stessa velocità con cui evolvono modelli, piattaforme e casi d’uso.

Colao difende il Digital Services Act

Di segno opposto la posizione sul Digital Services Act, normativa alla cui definizione, ha ricordato Colao, aveva contribuito anche il governo italiano durante il suo mandato.

Per l’ex ministro è necessario che qualcuno sia responsabile quando contenuti falsi o dannosi si diffondono sulle piattaforme digitali.

«Mi dispiace per i miei amici americani a cui non piace. Penso che il DSA sia un pilastro della democrazia digitale».

Colao considera quindi il DSA un elemento strutturale della democrazia digitale europea, non un ostacolo da eliminare.

La tecnologia corre più veloce delle leggi

Uno dei problemi centrali, secondo Colao, è la differenza di velocità tra tecnologia e policymaking. Le leggi richiedono consultazioni, negoziati e tempi istituzionali, mentre l’innovazione procede molto più rapidamente.

Ha citato Starlink e SpaceX come esempi di tecnologie capaci di cambiare rapidamente le regole del gioco e ha sostenuto la necessità di cicli decisionali più veloci, affidati a persone competenti, anche provenienti dal settore privato.

Le aziende potrebbero non apprezzare norme che cambiano frequentemente, ha osservato, ma è il contesto stesso a essere in continuo movimento. Colao ha ricordato che, durante la sua esperienza di governo, l’Italia è riuscita a lanciare un progetto di costellazione satellitare nell’arco di due anni.

Europa, il problema non è sempre Bruxelles

Colao ha invitato anche a evitare una narrazione troppo semplicistica sulle responsabilità europee. Secondo lui, non tutto ciò che non funziona può essere attribuito genericamente all’“Europa”: spesso sono gli stessi Stati membri a non cooperare abbastanza.

Il problema riguarda soprattutto settori strategici come spazio, difesa ed energia, dove gli interessi nazionali continuano a prevalere su una visione comune.

Colao ha citato anche il tema dei costi energetici, sostenendo che l’Europa paga troppo per l’energia e che persino all’interno del mercato unico permangono forti resistenze alla concorrenza tra Paesi.

Quali startup AI avranno più possibilità di crescere

Sul fronte delle startup, Colao non vede una risposta unica alla domanda se le aziende AI-native possano competere con i grandi gruppi tecnologici.

Le realtà con un approccio realmente differenziato, capaci di utilizzare l’intelligenza artificiale al proprio interno e di restare molto vicine ai clienti, avrebbero maggiori possibilità di successo. Al contrario, i modelli più facilmente replicabili o commoditizzati rischiano di incontrare maggiori difficoltà.

Dal punto di vista degli investimenti, Colao ha sottolineato l’importanza del team: per General Atlantic conta soprattutto la capacità di non essere dogmatici e di cambiare direzione quando il mercato lo richiede.

Le aziende solide, ha aggiunto, continueranno a trovare capitali nei prossimi 12-18 mesi, mentre i progetti costruiti su opportunità di breve periodo potrebbero incontrare maggiori difficoltà.

Quattro rischi dell’AI da affrontare subito

Colao ha indicato quattro aree di rischio sulle quali industria e politica dovrebbero lavorare insieme: occupazione e impatto sociale, capacità di giudizio delle persone, concentrazione della ricchezza e cybersecurity.

Secondo l’ex ministro, le preoccupazioni dei politici sull’impatto dell’AI sui posti di lavoro sono legittime e non possono essere liquidate come paure irrazionali.

Particolare attenzione dovrebbe essere dedicata anche ai giovani, che devono essere formati in modo che l’intelligenza artificiale rafforzi, e non sostituisca, la loro capacità di giudizio. Sul fronte economico, Colao ritiene inoltre che un’eventuale maggiore concentrazione della ricchezza potrebbe rendere necessario discutere anche di riforme fiscali.

Il vero nodo europeo è la capacità di applicare le regole

Il punto centrale dell’intervento di Colao non è quindi una contrapposizione tra regolamentazione e innovazione. Il problema è distinguere le norme utili da quelle che rischiano di diventare troppo complesse da applicare, mantenendo allo stesso tempo tutele su copyright, responsabilità delle piattaforme e rischi sociali.

Per l’Europa la sfida sarà riuscire a costruire un sistema regolatorio capace di muoversi con maggiore velocità senza rinunciare ai principi che considera essenziali. In un settore che cambia in pochi mesi, il rischio non è soltanto regolare troppo, ma soprattutto regolare con strumenti troppo lenti rispetto alla tecnologia.

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