La crisi dei chip di memoria starebbe iniziando a pesare in modo molto più concreto anche sulla produzione di smartphone Samsung. Secondo un report della testata sudcoreana Money Today, la divisione Samsung Mobile Experience (MX) avrebbe già chiesto ai propri fornitori di ridurre i volumi produttivi del 20-30% nel quarto trimestre 2026, cioè nel periodo compreso tra ottobre e dicembre.
Alla base della decisione ci sarebbe soprattutto l’aumento dei costi delle memorie, con il prezzo della RAM LPDDR5X da 12GB cresciuto del 175% secondo quanto riportato dalla fonte.
Produzione ridotta fino al 30% nel Q4
La richiesta inviata ai fornitori riguarderebbe quindi direttamente i volumi previsti per gli ultimi tre mesi dell’anno. Samsung avrebbe deciso di ridurre gli ordini per adattarsi a un contesto nel quale il costo dei componenti sta aumentando rapidamente e rendendo più difficile mantenere i margini sui dispositivi.
Il taglio indicato dal report è consistente: tra il 20% e il 30% rispetto ai programmi precedenti. Si tratta tuttavia di informazioni provenienti da fonti industriali e non di una comunicazione ufficiale di Samsung.
Le stime annuali scenderebbero da 270 a circa 200 milioni di smartphone
Secondo le valutazioni riportate, la revisione potrebbe avere un impatto molto forte sul dato complessivo dell’anno. Samsung potrebbe infatti chiudere il 2026 con circa 200 milioni di smartphone spediti, contro una precedente previsione di circa 270 milioni di unità.
Anche in questo caso si tratta di una stima contenuta nel report e non di un target ufficialmente rivisto dall’azienda.
La differenza evidenzia comunque la portata del problema: se confermata, la crisi delle memorie non starebbe soltanto aumentando i costi di produzione, ma inizierebbe a modificare direttamente la pianificazione dei volumi.
LPDDR5X, prezzi aumentati del 175%
Il fattore indicato come determinante sarebbe proprio il costo della memoria. Il report parla di un aumento del 175% del prezzo della RAM LPDDR5X da 12GB, una componente sempre più diffusa soprattutto negli smartphone di fascia medio-alta e premium.
Per Samsung il problema è particolarmente delicato perché l’aumento dei costi dei semiconduttori incide direttamente sulla distinta base dei dispositivi. In un mercato nel quale non è sempre possibile trasferire integralmente questi aumenti sul prezzo finale, la conseguenza può essere una riduzione dei margini e, quindi, una maggiore prudenza sui volumi prodotti.
Il Q4 è tradizionalmente più debole per Samsung
Va comunque considerato che il quarto trimestre è normalmente un periodo con una produzione smartphone più contenuta per Samsung. L’azienda tende infatti a rallentare i volumi in vista del lancio della nuova generazione Galaxy S, generalmente previsto tra gennaio e febbraio.
La riduzione attuale, però, secondo il report sarebbe più marcata del normale e direttamente collegata all’aumento dei prezzi delle memorie e dei semiconduttori.
La crisi delle memorie inizia a cambiare anche le strategie dei produttori
Se le indicazioni provenienti dalla Corea verranno confermate, il caso Samsung mostrerebbe come la crisi delle memorie stia passando da problema di costo a problema di pianificazione industriale.
Ridurre la produzione fino al 30% significa intervenire direttamente su ordini, forniture e disponibilità dei modelli, con potenziali conseguenze anche sul mix di prodotto e sulle strategie commerciali. Per Samsung, come per gli altri produttori, la sfida dei prossimi mesi sarà quindi trovare un equilibrio tra aumento dei costi, prezzi finali e volumi sostenibili.

