HomeSmart HomeSamsung vuole monetizzare SmartThings: API a pagamento da ottobre

Samsung vuole monetizzare SmartThings: API a pagamento da ottobre

Samsung prepara una nuova fase per SmartThings, la piattaforma che collega dispositivi, elettrodomestici e servizi della smart home. Dopo aver confermato l’introduzione di un canone per l’accesso alle API da parte degli sviluppatori individuali, l’azienda starebbe valutando formule commerciali anche per le organizzazioni che utilizzano SmartThings nei propri servizi.

La base potenziale è enorme: secondo gli ultimi dati comunicati da Samsung a giugno, SmartThings conta oltre 460 milioni di utenti registrati nel mondo.

Da ottobre le API costeranno 5 dollari al mese

La prima novità è già stata confermata da Samsung. A partire da ottobre 2026, gli sviluppatori individuali non commerciali dovranno pagare 5 dollari al mese per continuare ad accedere alle API di SmartThings.

Il cambiamento riguarda quindi chi utilizza gli strumenti di sviluppo per creare integrazioni e applicazioni collegate alla piattaforma. Per il normale consumatore che utilizza l’app ufficiale SmartThings per controllare televisori, elettrodomestici, sensori o altri dispositivi compatibili non cambia invece nulla.

SmartThings potrebbe diventare a pagamento anche per le aziende

Il passaggio più interessante arriva però dalla Corea.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, Samsung starebbe valutando ulteriori forme di monetizzazione delle API, rivolte questa volta a organizzazioni e imprese che utilizzano SmartThings all’interno dei propri processi.

Tra gli esempi vengono citate società energetiche e operatori professionali, comprese aziende del settore hospitality che utilizzano la piattaforma per gestire riscaldamento, climatizzazione e altri dispositivi all’interno delle strutture. Al momento non risultano però definiti prezzi, modalità o tempistiche per eventuali nuovi piani commerciali.

Dalla smart home al B2B

La questione è interessante perché SmartThings ha ormai superato da tempo i confini della semplice applicazione domestica. La piattaforma può collegare televisori, elettrodomestici, sistemi HVAC, sensori, illuminazione e dispositivi di produttori differenti, diventando una possibile infrastruttura anche per edifici, strutture ricettive e servizi energetici. In questi scenari, le API assumono un valore diverso rispetto all’utilizzo consumer: permettono alle aziende di integrare SmartThings con applicazioni proprietarie, sistemi di gestione energetica e piattaforme esterne.

Ed è proprio questo utilizzo professionale che Samsung potrebbe iniziare a monetizzare in maniera più strutturata.

460 milioni di utenti diventano un asset

Il numero più importante è probabilmente quello della base installata.

Samsung indicava a giugno oltre 460 milioni di utenti registrati a SmartThings nel mondo.

Naturalmente questo dato non equivale a 460 milioni di clienti paganti né significa che tutti utilizzino attivamente la piattaforma. Ma rappresenta comunque una scala che rende SmartThings interessante non soltanto come strumento per fidelizzare gli utenti dell’ecosistema Samsung, ma anche come potenziale fonte diretta di ricavi.

Anche la monetizzazione di una parte relativamente piccola delle integrazioni professionali potrebbe quindi aprire un nuovo flusso di business.

Per gli utenti domestici non cambia nulla

È importante distinguere i due piani. Samsung non sta introducendo un abbonamento per utilizzare SmartThings in casa. L’app e le normali funzioni di controllo dei dispositivi restano disponibili secondo il modello attuale.

Il pagamento da 5 dollari riguarda l’accesso alle API per sviluppatori individuali, mentre le ipotesi relative alle aziende sono ancora in fase di valutazione. Non è quindi corretto parlare, almeno per ora, di “SmartThings a pagamento” per tutti gli utenti.

Una nuova fase

La scelta di Samsung mostra come le piattaforme IoT stiano entrando in una fase diversa. Per anni SmartThings è servita soprattutto a rafforzare l’ecosistema hardware: acquistare un televisore, un frigorifero o un climatizzatore Samsung significava poterlo integrare all’interno di una piattaforma comune.

Con centinaia di milioni di account registrati e un utilizzo che inizia a estendersi a energia, edifici e hospitality, quella piattaforma può però diventare essa stessa un prodotto. Il primo passo sono i 5 dollari mensili richiesti agli sviluppatori. Quello successivo potrebbe essere decisamente più rilevante: far pagare le aziende che costruiscono servizi e attività commerciali sopra l’infrastruttura SmartThings. Se Samsung seguirà questa strada, SmartThings inizierà quindi a trasformarsi da elemento di supporto alla vendita dell’hardware in una vera piattaforma software con un proprio modello di ricavi.

Iscriviti alla nostra newsletter!

Articoli Correlati

Articoli Popolari

Recensioni

Articoli Correlati