Smart home, in Italia il 66% usa almeno un dispositivo connesso

La smart home è ormai una componente stabile della vita quotidiana di molti italiani. A indicarlo è un nuovo studio di reichelt elektronik, secondo cui il 66% dei 1.000 consumatori intervistati in Italia utilizza almeno un dispositivo intelligente in casa. Il dato conferma il passaggio della casa connessa da fenomeno di nicchia a soluzione di uso comune, con una presenza sempre più ampia tra intrattenimento, assistenti vocali, elettrodomestici e prodotti per la pulizia.

I dispositivi più diffusi restano quelli multimediali. Smart TV e sistemi musicali intelligenti sono utilizzati dal 63% degli intervistati, a conferma del ruolo centrale dell’intrattenimento nella diffusione della smart home. Gli assistenti vocali, come Amazon Alexa e Google Home, raggiungono il 48%, mentre elettrodomestici intelligenti e prodotti per la pulizia, tra cui robot aspirapolvere smart, si collocano entrambi al 29%.

In calo, invece, i sistemi di controllo dell’illuminazione. Nel precedente studio del 2024 erano indicati dal 30% degli intervistati, mentre nella nuova rilevazione scendono al 16%. Il dato suggerisce uno spostamento dell’interesse verso dispositivi percepiti come più utili o più integrati nelle abitudini quotidiane, rispetto a soluzioni che in passato rappresentavano spesso il primo approccio alla casa intelligente.

Il comfort resta il principale motore di acquisto. Il 43% degli intervistati indica il desiderio di maggiore comodità domestica come ragione principale per scegliere prodotti smart. Seguono le funzioni pratiche, come accesso remoto e automazione dei processi, al 31%. Risparmio energetico, maggiore sicurezza dell’abitazione e passione per la tecnologia raggiungono ciascuno il 25%.

La percezione del valore economico è significativa. Il 53% degli utenti dichiara di aver effettivamente risparmiato denaro grazie ai dispositivi intelligenti, per esempio sulle bollette del riscaldamento o dell’elettricità. Tuttavia, il vantaggio più citato non è il risparmio, ma la comodità: il 40% degli intervistati la indica come beneficio principale. Seguono il miglioramento dell’efficienza nella vita quotidiana al 35% e il potenziale di risparmio economico al 34%.

La smart home semplifica la vita per il 64% del campione, ma non viene ancora percepita come indispensabile da tutti. Il 39% definisce i prodotti intelligenti come “un piacevole extra, ma non essenziale”, mentre il 50% dichiara di non voler diventare troppo dipendente dai dispositivi smart. La diffusione aumenta, quindi, ma resta una certa cautela verso un’automazione domestica troppo pervasiva.

Rispetto al passato, alcune barriere appaiono meno rilevanti. I prezzi elevati, citati dal 51% degli intervistati nel 2024, scendono al 30% nel 2026. Anche errori e malfunzionamenti risultano meno problematici: erano indicati dal 42% nel 2024, mentre oggi si fermano al 20%. L’incompatibilità tra prodotti o sistemi passa dal 22% al 16%, mentre le difficoltà di installazione calano dal 24% al 17%. Il funzionamento complicato scende dal 26% al 13%.

Questi dati indicano una maggiore accessibilità della smart home, sia sul piano economico sia su quello dell’esperienza d’uso. Prodotti più semplici da configurare, ecosistemi più integrati e prezzi meno percepiti come ostacolo contribuiscono alla normalizzazione della casa connessa.

Resta però il nodo della sicurezza. Gli utenti chiedono aggiornamenti di sicurezza regolari, indicati come importanti dal 79% del campione, politiche trasparenti di protezione dei dati al 77% e trasmissione crittografata delle informazioni al 71%. Anche la possibilità di utilizzare i dispositivi offline, le certificazioni indipendenti e l’elaborazione locale dei dati sono aspetti ritenuti importanti da una netta maggioranza.

Il tema della connettività conferma un mercato ancora legato agli standard più conosciuti. Il Wi-Fi è utilizzato attivamente dall’81% degli intervistati, mentre il Bluetooth arriva al 68%. Molto più bassa la conoscenza dei protocolli specifici per la smart home: Matter è sconosciuto al 62% del campione, Zigbee al 63%, Z-Wave al 61%. Home Assistant rappresenta un’eccezione, con il 24% di utilizzo attivo e una conoscenza complessiva del 65%.

“Lo studio di reichelt elektronik mostra che la smart home ha superato la fase dell’hype ed è entrata nella routine quotidiana anche in Italia”, afferma Arno Doncks, Product Manager for Home Security & Smart Home di reichelt elektronik. “La riduzione delle barriere in termini di prezzo, compatibilità e facilità d’uso dimostra inoltre che il settore ha compiuto progressi significativi negli ultimi anni”.

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