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Illuminazione nei luoghi di lavoro: quanti lux servono in officina

Sopra i ponti sollevatori le plafoniere a LED fanno il loro lavoro, e il pavimento dell’officina resta chiaro fino agli angoli. Poi il meccanico si infila sotto l’auto, dove la scocca gli fa da tettoia, oppure si china sul vano motore, dove fra radiatore, tubi e paratie la luce del soffitto arriva di sbieco o non arriva affatto.

Un capannone illuminato a regola d’arte può così avere le zone più scure proprio dove si lavora, e alla domanda su quanti lux servano in officina si risponde con due numeri. Il primo riguarda l’ambiente, con la luce che serve a muoversi fra i ponti e a sbrigare i lavori di tutti i giorni. Il secondo riguarda il punto in cui lavorano le mani, e sotto un’auto o dentro un cofano dipende quasi sempre da una lampada avvicinata al pezzo.

La luce del soffitto e quella che serve sotto la scocca

Il riferimento tecnico è la norma europea UNI EN 12464-1, aggiornata nel 2021, che per ogni attività indica un illuminamento medio da assicurare sull’area di lavoro. Per la manutenzione, la riparazione e il controllo dei veicoli la norma indica come valore di base 300 lux, così come lo riportano i produttori di illuminazione, da intendere come valore mantenuto, cioè la soglia sotto cui l’impianto non deve scendere nemmeno quando le lampade invecchiano e si sporcano.

Sotto il pianale e dentro il vano motore, però, quei 300 lux misurati in mezzo all’officina si riducono a poco, perché la carrozzeria e i componenti fanno ombra proprio sul pezzo da controllare. La buona pratica, in questi casi, consiste nel portare una sorgente di luce vicino al punto di lavoro, così da illuminare il dado o il connettore senza dover potenziare l’impianto dell’intero capannone. Il guaio sta nel cavo, che una volta disteso a terra finisce sotto le ruote dei carrelli, si attorciglia attorno ai cavalletti e intralcia chi passa con le mani occupate. Per questo esistono lampade portatili collegate a un avvolgicavo, che si srotola fino all’auto su cui si sta lavorando e a fine lavoro riavvolge il cavo in ordine, senza lasciarlo schiacciato o annodato sul pavimento. Rientrano in questa categoria, fra gli altri, gli avvolgicavo con lampada di Zeca, azienda italiana che dal 1929 produce avvolgitori e lampade professionali.

Quanta luce chiede un lavoro di precisione?

Per capire quanto debba illuminare quella lampada aiuta un confronto con l’ufficio. Secondo la scheda di INAIL sull’illuminazione degli ambienti di lavoro con videoterminali, che si rifà alla stessa norma, alle attività d’ufficio servono almeno 500 lux sull’area di lavoro, mentre per i compiti che richiedono più precisione, come il disegno o la progettazione, si sale a 750-1000 lux. Leggere la sigla stampata su un sensore o cercare una crepa in una cuffia di gomma impegna l’occhio in modo simile, anche se la norma non fissa per l’officina quei valori, e la luce che dal soffitto non arriva deve darla la lampada portatile.

Una lampada potente puntata male crea però un problema diverso, l’abbagliamento. Succede quando la sorgente entra nel campo visivo o quando la luce rimbalza su una superficie lucida, come il velo d’olio su un carter, e l’occhio, costretto ad adattarsi di continuo fra il riflesso e la zona in ombra, si stanca presto. Per questo la lampada va agganciata di lato rispetto allo sguardo.

Perché contano anche i colori e la pulizia delle lampade

Per la maggior parte delle attività la UNI EN 12464-1 fissa anche un indice di resa cromatica, l’Ra, che misura su una scala fino a 100 quanto fedelmente una sorgente restituisce i colori, e il valore richiesto è in genere almeno 80. In officina il colore serve a lavorare, visto che a occhio si distinguono i fili di un cablaggio o il liquido di raffreddamento da quello dei freni, e una lampada con una resa scadente rende simili tinte che alla luce del giorno appaiono diverse.

Con i mesi, poi, polvere e vapori d’olio si depositano sui diffusori delle plafoniere e sui vetri delle lampade portatili, e l’allegato IV del decreto legislativo 81 del 2008 chiede appunto di tenere i mezzi di illuminazione artificiale puliti ed efficienti. Un vetro velato dall’olio toglie al pezzo una parte della luce che la lampada produce, e passarlo con uno sgrassatore a fine settimana costa molto meno che cambiare lampada.

Domande Frequenti (FAQ)

Il D.Lgs. 81/2008 stabilisce quanti lux servono in un’officina?

No. L’allegato IV del Testo unico sulla sicurezza chiede luce naturale sufficiente e un’illuminazione artificiale adeguata alla sicurezza e alla salute dei lavoratori, senza indicare valori numerici. I lux si ricavano dalla norma tecnica UNI EN 12464-1, a cui i tecnici fanno riferimento nella valutazione dei rischi.

Che differenza c’è tra lux e lumen in una lampada da officina?

I lumen misurano la luce che la lampada emette nel suo insieme, e sono il numero stampato sulla confezione. I lux misurano quanta di quella luce arriva su una superficie, poiché un lux equivale a un lumen per metro quadrato. La stessa lampada dà perciò molti lux se la si avvicina al pezzo e pochi se resta appesa lontano.

Come si misurano i lux in un’officina meccanica?

Si usa un luxmetro, appoggiato sul piano in cui si svolge il lavoro e spostato in più punti dell’area, così da ricavarne la media. Le app per smartphone sfruttano il sensore di luminosità del telefono e danno un’indicazione di massima, mentre per la valutazione dei rischi serve uno strumento tarato.

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